La camera vota la fiducia e l’acqua non è più pubblica
Nazionale, Politica | Mary Caridi | novembre 18, 2009 alle 17:56 -
Stampa articolo
di MARY CARIDI – L’Aula della Camera ha confermato la fiducia al governo Berlusconi approvando con 320 voti favorevoli e 270 no la fiducia posta sul decreto legge Ronchi già approvato dal Senato e che conteneeva al suo interno alcune privatizzazioni tra cui la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, acqua compresa.
Uno tra i beni più preziosi per l’uomo, l’acqua, passa nelle mani dei privati con tutte le conseguenze che questa scelta avrà sulle nostre vite e nelle tasche dei consumatori e delle famiglie.
Bene pubblico per eccellenza, è stato considerato alla stregua di una azienda qualsiasi. Un atto, quello della fiducia, posto per evitare che esaminando il singolo provvedimento e votandolo , potessero esserci delle sorprese, che non ci sono state con un voto di fiducia al governo Berlusconi.
La Lega a chiacchiere era contraria al provvedimento, ma nei fatti ha votato a favore della privatizzazione.
Fatti, non parole!
























Secondo le associazioni dei consumatori la misura peserà sulle tasche dei cittadini con aumenti che saranno a due cifre, compresi tra il 30% e il 40%. «Si profila una vera e propria stangata», dice il Codacons, «se consideriamo in 3 anni il tempo necessario perché il nuovo sistema vada a regime, alla fine di questo processo il rischio concreto è quello di un aumento medio del 30% delle tariffe dell’acqua».
pur condividendo i timori per l’aumento del costo dell’acqua, mi permetto di sottolineare che a quanto mi risulta la proprietà delle infrastrutture (acquedotti, reti fognarie, impianti di depurazione) resta pubblica, la gestione può diventare privata.
Ho vissuto la privatizzazione dell’acquedotto di Loano negli anni 90 con i suoi pro e i suoi contro. La tariffa aumentò di molto (forse per questo nella mia cittadina non si sentirà particolarmente l’aumento paventato) anche perchè l’accordo con il privato fu fatto in maniera molto superficiale, per usare un eufemismo. Ma devo ammettere che fino al 1993 l’acqua a Loano spesso mancava o sgorgava dai rubinetti salata, dalla privatizzazione non è praticamente mai mancata.
E qui sta il punto: spesso le aziende pubbliche delle acque ( mi risulta siano 252 in Italia) non sono certo sinonimo di efficienza e spesso sono solo occasione per sistemare raccomandati politici in poltrone remunerate…
Cercando un po su internet ho letto che al momento – dicono le statistiche – la rete idrica perde un litro ogni tre distribuiti. Percentuale ad uno su due se il termine di riferimento è la Puglia, dove l’Acquedotto pugliese (la più grande società europea del settore) riesce a disperdere il 50% dell’acqua distribuita.
Non vorrei che dietro a questa battaglia sostenuta anche da un paladino delle liberalizzazione come Bersani ci sia la volontà difendere fette di potere politico ed economico sul territorio visto che esiste un sottobosco di imprese pubbliche municipalizzate che hanno nel principale partito dell’opposizione un punto di riferimento.
guarda caro Ceppo che i comuni sono amministrati sia dal centro destra che dal centro sinistra, difatti la lega è intenzionata a chiedere alcune modifiche. resta il fatto che i costi per ammodernare le infrastrutture sono talmnte proibitivi che se non è remunerativo nessun privato si prenderà questo segmento di mercato. Certo come ovvio l’acqua è pubblica, come l’aria, o il vento, ma chi fornirà il servizio e la distribuzione vorrà massificare i profitti e dunque aspettiamoci aumenti pazzeschi. Io sono favorevole alle liberalizzazioni in alcuni settori, ma se come per le autostrade il concessionario gestisse il servizio in monopolio, chi lo controlla? L’acqua è un bene prezioso e anche di valenza geopolitica, perchè in caso di siccità ( sembrerò catastrofista ) è un potere immenso, direi di vita o di morte, sia sulle persone che nel campo dell’agricoltura. Poi magari il testo verrà migliorato, il referendum lo spazzerà via, ma consentimi di avvertire dentro di me un disagio e anche una profonda nostalgia ed un rimpianto per quando sole, acqua, aria e vento erano solo elementi naturali e non merce da sfruttare da parte di qualcuno.
Certamente l’acqua rimane pubblica è “solo” la gestione che diventa privata, questo tradotto in parole povere è : i soldi delle bollette vanno ai privati mentre le spese di manutenzione rimanogono ai comuni. E’ una vera vergogna !!!
prima di scrivere dovresti un minimo documentarti…
Nel decreto legge approvato anche alla Camera, gli affidamenti a società interamente pubbliche vengono fatti decadere improrogabilmente nel 2011 a meno che l’amministrazione locale non ceda almeno il 40% delle sue quote nella società a soggetti privati, che ne prendono in mano la gestione; come dire che si salvano le gestioni pubbliche a patto che esse finiscano in mano ad un privato, magari molto ben ammanicato con gli amministratori compiacenti. Un privato è per forza un imprenditore, e in quanto tale deve logicamente guadagnarci: ecco che le bollette non potranno far altro che aumentare, anche di molto, mentre le spese che egli dovrebbe sostenere per migliorare il servizio(ad esempio per ridurre le perdite dall’acquedotto) in realtà le limiterà il più possibile, pena il suo minor guadagno…a meno che le bollette per il cittadino non vadano veramente alle stelle! Alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo,l’accesso all’acqua rischia quindi di rappresentare una causa scatenante di tensioni all’interno delle nostre comunità, come è già accaduto in altre zone del pianeta, dove si è arrivati anche allo scoppio di conflitt nazionali e internazionali.
premesso che non credo scoppierà una guerra civile perchè l’acquedotto sarò gestito da privati, sono certo che una gestione privatistica, con proprietà che rimane pubblica, delle reti di distribuzione idrica possa portare vantaggi nella qualità dei servizi. Certo sarà necessario creare un’Authority che regoli e controlli il settore idrico, con particolare riferimento alla determinazione delle tariffe. Credo comunque che a questo si stia già lavorando.
…mi spiego meglio: oggi, specie in realtà del sud, il servizio idrico è gestito da carrozzoni pubblici con CDA indicati dai partiti spesso non in base alle competenze ma alle appartenenze politiche. Spesso il problema è anche tra il personale tecnico… la professionalità di un gestore privato potrà solo migliorare il servizio. fatto salvo, come già detto, la creazione di un’autority che controlli le tariffe…
Rifaccio l’esempio di Loano, fino al 1993 l’acqua spesso mancava o arrivava salata… un vero problema perchè i disagi si verificavano in estate con il pienone di turisti…
Con la gestione privata i problemi si sono risolti in poco tempo diminuendo drasticamente le perdite delle condutture e riscavando i pozzi insabbiati. Certo quell’esperienza ebbe anche aspetti negativi poichè la convenzione fu redatta in maniera pessima e permise aumenti spesso ingiustificati. i contenziosi si stanno chiudendo proprio in questo periodo…
Per questo dico si ad una gestione privata degli acquedotti con un rigoroso controllo della congruità delle tariffe applicate.
@Ceppo: probabilmente hai ragione su molti punti.
Ma io ho una sola domanda: perché privatizzare, anziché migliorare il servizio pubblico?
Valeria
Certo da noi no scoppierà mai una guerra civile per l’acqua, e naturalmente meglio così, non sarebbeil caso; ma, purtroppo, nemmeno proteste o scioperi o manifestazioni clamorose come ad esempio succederebbe in Francia( a proposito, Parigi ripubblicizzerà completamente l’acqua dall’1 gennaio 2010); noi Italiani, alla fine, accettiamo tutto(o quasi), anche una megaassurda centrale a carbone da oltre 30 anni che ci intossica a fuoco lento(di carbone) giorno per giorno!
Per la privatizzazione dell’acqua non dovrebbero sorgere problemi,quello che mi
preoccupa è quanto vino bevono certi politici……..!!
Tutto quello che è stato privatizzato in Italia a comiciare dalle ferrovie ha avuto un solo effetto: maggiori costi e servizi peggiorati. Di chi saranno le società che gestiranno l’acqua? Indovinate un pò?