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Vent’anni fa cadeva il muro di Berlino: i cittadini dell’Est Europa immigrati da noi per lavoro cosa ne pensano? Quasi nessuno glielo ha chiesto

Inchieste, Interviste | Sergio Bagnoli | novembre 16, 2009 alle 11:22 - Stampa articolo Stampa articolo

muro_berlinodi SERGIO BAGNOLI -   Li abbiamo visti quel fatidico nove novembre di vent’anni fa picconare il Muro di Berlino che, sino ad allora, si pensava dovesse rimanere in eternità; li abbiamo ritrovati il ventitrè Dicembre di quello stesso anno in piazza a Bucarest mentre preparavano la rivoluzione contro il regime romeno dispotico di Ceausescu che qualcuno non a torto ha chiamato il “comunismo da clinica psichiatrica”;  li avevamo già visti nove anni prima a Danzica difendere con i denti accanto ai rappresentanti del sindacato cattolico clandestino Solidarnosc la propria dignità e la propria voglia di libertà dai carri armati del regime comunista polacco;  li abbiamo ritrovati infine, cinque anni fa,  a Kiev, la capitale dell’Ucraina, inneggiare alla Rivoluzione arancione che avrebbe dovuto traghettare il grande paese nato dalla dissoluzione dell’Urss verso l’Occidente.
Oggi li troviamo a migliaia nelle nostre città;  i loro figli siedono accanto ai nostri sui banchi di scuola, le loro donne badano ai nostri anziani non autosufficienti od ai nostri bambini ancora in fasce, i loro uomini, umili muratori immigrati in Italia, ci costruiscono le case.
Li guardiamo troppo spesso con diffidenza anche se in grandissima parte sono cristiani ed anzi proprio grazie al loro credo religioso, nonostante regimi comunisti occhiuti che li volevano ridurre all’ateismo, hanno trovato la forza morale per rivoltare una dominazione, quella sovietica, sempre odiata.
In Polonia fu la Chiesa cattolica ed il suo Papa Giovanni Paolo II°  a sostenere Solidarnosc, a Lipsia, nella Germania orientale, ed a Timisoara, in Romania, la rivolta nacque invece attorno ai pastori luterani di queste città.
Ovunque il comunismo cadde spargendo sangue, perché ci furono Cristiani che pretendevano il rispetto dei più elementari diritti dell’Uomo. Nonostante tutto questo, in occasione delle celebrazioni per il ventennale della caduta del muro, quasi nessun organo d’informazione od istituzione pubblica ha ritenuto necessario sentire la loro voce, limitandosi a dar la parola a fumose analisi da parte dei soliti soloni.
Noi ci abbiamo provato, seppur su un campione limitato (ma poi neppure tanto)  rappresentato dagli immigrati dall’Europa centro- orientale domiciliati tra Savona e Sanremo.

In genere gli immigrati dai paesi dell’ex Unione sovietica, Russia, Ucraina e Moldovia che in buona parte sono donne e svolgono il mestiere di badante o colf rimpiangono i tempi dell’Urss.
Non certo perché sono comuniste convinte ma perché, affermano, “ allora avevamo tutto, non c’era povertà, tutti mangiavano, potevamo ogni tanto fare qualche viaggio, sempre sotto controllo poliziesco, in altre città dell’Urss mentre ora siamo costretti a rinunciarvi a causa dei confini tra i vari Stati”.
Poi aggiungono: “ Non c’era delinquenza ed avevamo la sanità gratis, inoltre eravamo rispettati in tutto il mondo, non come ora che siamo disprezzate da tutti, persino da voi italiani. Siamo considerate delle poco di buono e non abbiamo diritti. Con la caduta dell’Urss da noi è arrivata la fame, la miseria e la mancanza di lavoro che ci ha costretto ad emigrare ad Ovest lasciando i nostri bambini in patria”.

Le stesse  cose ci vengono dette dai cittadini dell’ex  Jugoslavia che ancora rimpiangono i tempi di Tito.
Il discorso cambia se si ascoltano invece le voci degli immigrati dai paesi dell’ex Patto di Varsavia ora entrati nell’Unione europea. Sono, come in tutt’Italia, in gran parte romeni e polacchi. Non negano le ristrettezze economiche di oggi ed il fatto che i loro paesi siano ancora molto lontani dagli standard di vita occidentali, ma aggiungono anche che sotto i comunisti non è che fossero tutte rose e fiori.
“Dovevamo stare attenti a come parlavamo, avevamo sì tutti il lavoro ma la povertà era diffusa ed anche allora mangiavamo in alcuni giorni solo patate. Adesso almeno siamo liberi anche se per conquistarci un po’ di benessere bisogna lavorare sodo. Allora bastava diventare un quadro del partito” chiosano.
Vent’anni fa le Liberal- Democrazie conquistarono una vittoria ideologica grandiosa contro il Comunismo, oggi bisogna assolutamente conquistare le coscienze di quei popoli che dal Comunismo sono stati schiacciati.

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