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Premio Tenco 2009

Musica | Alfredo Sgarlato | novembre 16, 2009 alle 11:19 - Stampa articolo Stampa articolo

tenco2di ALFREDO SGARLATO -  Un bella edizione, quella 2009 del Premio Tenco. Non ero presente alla prima serata, per  cui riporto i giudizi di chi c’era, che sono positivi. È piaciuta Alice, che con la sua classe ha aperto la manifestazione. È piaciuto Battiato, anche se qualcuno l’ha trovato invecchiato. Sono piaciuti i nomi nuovi, Elisir, Gli Ex, Piji, che contaminano col jazz la canzone d’autore. Soprattutto è piaciuta l’ospite straniera, la scatenata Angelique Kidjo, con la sua fusione di rock, Africa e Sudamerica. La seconda serata si apre con la suggestiva esibizione di Vinicio Capossela, accompagnato da tre suonatori di quelli che ha battezzato “strumenti inconsistenti”: theremin, autoharp, sega, glockenspiel, glass-armonica… meraviglie antiquate che chi sta chiuso in casa ad impolpettirsi davanti alla tv non scoprirà mai. Quindi Max Manfredi, premiato per il  miglior disco dell’anno. Max venne eletto da De Andrè suo legittimo erede e questa investitura forse l’ha zavorrato invece che spianargli la carriera. È un premio meritato: Manfredi è più un fine dicitore che un grande cantante, ma scrive testi pieni di poesia e di humour graffiante e arrangiamenti che spaziano dal medievale ai ritmi latini alle sonorità balcaniche. Ovazione del pubblico che ottiene il bis. Alessandro Mannarino, debuttante, inizia con un brano cabarettistico voce e chitarra che sarebbe piaciuto a Gabriella Ferri e poi tre brani con la band, validi ma un po’ troppo dipendenti dal modello Capossela. Chiude la prima parte Ginevra Di Marco, bravissima cantante che va alla riscoperta dal repertorio tradizionale italiano e straniero. Molto applaudito un brano del 1896, “il crack delle banche” (1896? Allora la Storia si ripete, altroché…).
Nella seconda parte inizia Daniel Melingo, alias Maldito Tango, definito il Nick Cave del Tango. Grande istrione, mimo, vive i suoi brani, tira i calzini al pubblico, è accompagnato da ottimi musicisti ma alla fine lascia la sensazione di qualcosa di inconcludente. Poi la stralunata Momo, con tre brani da chansonnier perfetti per Aznavour. Non il mio genere ma fa bella figura.
Gran finale con Vittorio De Scalzi, anima dei New Trolls, che presenta due nuove canzoni tratte da poesie dell’anarchico genovese Riccardo Mannerini, un po’ deboluccie a dire il vero, seguite da quattro estratti dal classico “Senza orario e senza bandiera” che i New Trolls scrissero con Mannerini e De Andrè a inizio carriera. Grandissimo successo, anche se il pubblico più giovane  trova il suo stile un po’ datato.
Apre la terza serata Morgan. Il personaggio Morgan potrà essere antipatico, ma il talento di musicista e di showman sono indiscutibili. Canta due brani propri e due cover, “Il mio mondo” di Umberto Bindi, accolta da un’ovazione (cosa che mi ha fatto molto piacere) e “Qualcuno tornerà” di Sergio Endrigo, ottimamente arrangiate tra il rock e l’avanguardia, un po’ Modugno un po’ David Sylvian.
Segue una nuova proposta, Edgardo Moia Cellerino, un nome che farebbe pensare a un ballerino di tango o a un centromediano del Boca Juniors. Purtroppo è un cantautore.
La sua presenza è incomprensibile: le canzoni sono veramente brutte e una fa pensare addirittura a Minghi  e sono addirittura peggiorate dall’accompagnamento fornito solo da una tastiera da karaoke. Intorno a me colgo l’imbarazzo del pubblico e gli applausi stavolta sono più che altro per educazione.
Il livello fortunatamente si rialza con Dente (Giuseppe Peveri), autore di uno dei migliori dischi italiani dell’anno “L’amore non è bello”. Buona presenza scenica, e gioca a suo favore il fatto che potrebbe venire figlio alla maggioranza dei presenti (eh già, l’età media del pubblico è piuttosto alta).
Dopo di lui arriva Franco Boggero, miglior opera prima, uno Jannacci genovese che però non fa il medico ma il sovrintendente alle belle arti. Le sue canzoni hanno testi umoristici ed è bravissimo nel cogliere momenti quotidiani di vita vissuta. Premiato anche Juan Carlos Flaco Biondini come miglior strumentista, esegue un solo brano, una samba, perché nel suo caso il vero spettacolo è la premiazione, affidata a Guccini.
Gran finale con Mauro Pagani, che si presenta come scopritore di talenti e accompagnatore di lusso per due giovani, la cantautrice di Trinidad Z-Star e il griot (cantastorie) senegalese Badara Seck, ambedue dotati di voci formidabili. Si cimentano ciascuno con un brano proprio e con uno di Vladimir Vissotsky, autore di culto del club Tenco, grande artista russo perseguitato, tradotto per loro da Pagani. Tutti insieme eseguono “Domani”, quella che ormai è per tutti la canzone per l’Abruzzo. Come tradizione del festival i cambi palco sono stati riempiti dal “tappabuchi”, che quest’anno era Paolo Hendel, che ha divertito molto coi suoi monologhi, ma ha ricevuto l’applauso più sincero quando ha detto una cosa seria, e cioè che non vorrebbe che l’antifascismo passasse di moda.

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69 Commenti

  1. Adriano scrive:

    “. La sua presenza è incomprensibile: le canzoni sono veramente brutte e una fa pensare addirittura a Minghi e sono addirittura peggiorate dall’accompagnamento fornito solo da una tastiera da karaoke”

    La peggior cosa per chi si occupa di recensioni è sapere quello che si scrive. E’ evidente che chi ha tirato giù quell’accozaglia di commenti non ha ben chiaro la grandezza di un artista come Amedeo Minghi. Usarlo come pessimo termine di paragone lascia capire la sterilità del pensiero ancora ad arcaici pregiudizi. Tu forse Amedeo Minghi non lo hai mai sentito cantare. Ti consiglio di andare al Teatro Ghione il 24 novembre. Se non ti è sufficiente puoi andarci a dicembre, gennaio, febbraio e marzo. Potrai ammirare un ARTISTA che dal 1966 incanta.
    A proposito: per fare le recensioni sarebbe il caso di andare agli spettacoli…

    • Simone scrive:

      Concordo: chi giudica così negativamente Amedeo solitamente nella propria vita ha ascoltato soltanto un paio di brani suoi, soffermandosi su particolari futili (chi ascolta in modo superficiale “Vattene amore” si limita al “trottolino amoroso e dudu dadada”).

    • alfredo scrive:

      infatti sono andato 2 sere su 3. una non son potuto andare e allora ho riprese il giudizio di persone di cui mi fido. per il resto deduco che per lei avere gusti diversi dal suo è un offesa e un reato.

      • Adriano scrive:

        Non si tratta di avere gusti diversi. Chi scrive sulla pelle degli altri deve avere perlomeno visto l’esibizione, avere senso critico,non denigrare e non restare ancorato a gidizi superficiali frutto di mancanza di profondità. Chi “SPARLA” di Minghi si aggrappa al ritornello di Vattene amore per costruire un termine di paragone insensato e denigratorio. Chiedi a Bocelli perchè ha richiesto espressamente a Minghi di scrivergli una canzone (peraltro bellissima). Ribadisco: vai ad un concerto di Amedeo Minghi e poi ne riparliamo.

    • gisy scrive:

      Purtroppo l’ignoranza emotiva non ha confine.
      Se uno non sa ascoltare con il cuore, che vale a dire con la poesia, poi mettici anche l’ignoranza quella del sentire oltre che del conoscere siamo a posto.
      gente del genere scrive solo manchiate, giuste per un pubblico medio che magari vuol fare anche l’alternativo.
      Non se ne può più-
      L’unica consolazione è che internet è come passare in strada dove puoi trovare chiunque e chiunque non va spesso volentieri bene per argomenti specifici, per cui è come leggere nel pensiero del primo capitato.
      Ci darebbe un sacco fastidio, ma è il primo capitato che purtroppo ha carta bianca.
      Su internet.
      edgardo moja cellerino è una delle presenza poetiche più forti della musica underground degli ultimi 30 anni, poi c’è flavio giurato e fausto rossi.
      Quelli più famosi non li cito.

  2. danny scrive:

    Certo che a criticare lei è proprio bravo ma del maestro Avitabile neanche un cenno piccolo piccolo?forse era troppo preso a trovare parole adatte da usare x la performance del Grande Morgan e ci scusino i cantautori(veri!) se quest’esserino insulso e insignificante oggi riconosciuto esclusivamente x merito del noto programma tv e non x meriti musicali veri e propri sia ancora presente a manifestazioni cosi importanti.Qualora lei non lo sappia il Grande Enzo Avitabile trascina da diversi anni una miriade di persone ai suoi straordinari concerti infondendo un energia incredibile mista a un messaggio di pace e fratellanza il tutto sempre rigorosamente senza costi x l’ingresso e trattenendosi coi suoi fans(ma lui adora chiamarli brothers!)dopo due ore di spettacolo molto intenso e vibrante di emozioni.Noi che lo seguiamo dappertutto ogni estate sappiamo quanto sia grande la sua arte e crediamo sia davvero l’ultimo Baluardo a guardia della nostra Grande e Millenaria tradizione musicale unica al mondo nel suo genere

    • alfredo scrive:

      mi scuso: il commento all’esibizione di Enzo Avitabile è saltato per errore. la sua esibizione è stata una delle più belle e suggestive e mi auguro di vederlo presto in zona per un esibizione solista. Ciò detto, si possono esprimere le proprie rimostranze con più educazione e rispetto.

  3. Laccio scrive:

    E’ bello vedere che comunque i fans di Minghi non si prendono troppo sul serio….

    • michele scrive:

      vorrei non avere parole … ma purtroppo le ho… e dico a questo giornalista molto in gamba nel suo lavoro.. che facendo queste considerazioni su amedeo minghi..le dico.. caro giornalista:è una gran testa di cazzo !!! qui io offendo.. e non lo nego.. non mi importa… ma sono stufo della gente del cavolo che ce al mondo..

  4. anna scrive:

    solo un giornalista ipocrita e pagato da qualcuno si esprime in questo modo: cosa significa cio’ che e’ stato detto riguardo a Minghi? non ha senso…sicuramente questo “giornalista” non conosce il repertorio di Minghi e come tale le sue critiche sono infondate e lasciatemelo dire, stupide. certo c’e’ sempre quella ristretta cerchia che ha i paraocchi e vede solo certi autori….

  5. Simone scrive:

    In che senso non ci prendiamo sul serio, Laccio?

    • Laccio scrive:

      Fai te, uno fa una considerazione sgradita tra l’altro indiretta su un cantautore che a te piace ( e a me per esempio assolutamente no) e lo insultate come un cane… secondo me non fate un bel servizio nemmeno al vostro adorato.

      • Simone scrive:

        Io non ho insultato nessuno: non fare di tutta l’erba un fascio, scusami. Da parte mia ho soltanto replicato in modo pacato.

  6. Simone scrive:

    Alfredo, io rispetto il suo articolo e la sua professionalità, pur se tira in ballo un autore e stimatissimo interprete quale è Minghi senza un apparente motivo, non avendo questi partecipato alla serata o comunque senza che lo stesso sia implicato in alcun modo nello svolgimento dell’evento (quindi lei ha tirato in ballo il suo nome tanto per girare il coltello nella piaga, come se di persone piene di pregiudizi nei confronti del noto cantautore romano ce ne fossero già poche). E posso anche capire che i suoi brani non le piacciano un granché ma ammettere di aver scritto per sentito dire non le fa certo onore, mi scusi!
    Detto questo la saluto sperando che impari presto ad apprezzare la buona musica di Amedeo o quantomeno che la giudichi dopo aver davvero ascoltato…
    Simone

    • Valeria scrive:

      Scusate se mi intrometto anche se non c’entro nulla, ma… è la millesima volta che leggo che Alfredo avrebbe scritto una recensione “senza esserci stato” o “per sentito dire”. Vi chiederei, gentilmente, di rileggere il suo pezzo senza dare in escandescenze perché ha nominato Minghi: ha detto chiaramente di non esserci stato LA PRIMA sera: ma le altre due sì! E della prima sera ha scritto tre righe in tutto: il resto sono le sue impressioni su ciò che visto (anzi, sentito).
      E aggiungo anche questo: quando io ho letto il pezzo non mi è parso di trovarci un attacco a Minghi. Io l’avevo inteso come “questo tizio (quello di cui parlava, mo’ non ricordo neanche il nome) canta male e per di più non è neanche originale, tanto che una canzone sembrava di Minghi”.
      Siete piombati qui in massa in difesa del buon Amedeo…mappecché??? Io ho scoperto dalla sua risposta che effettivamente Alfredo non è un grande fan di Minghi… ma giuro, dall’articolo non lo avevo capito proprio!

      Valeria Rossi

      P.S.: Vabbe’, dai, mi faccio mettere in croce pure io: Minghi non entusiasma neanche me. Per carità, è bravo come interprete, è un professionista e non un pirla passato di lì per caso. Però, per quanto riguarda i miei gusti personali… una volta azzecca la musica e una volta il testo. Per dire (e confesso subito di NON conoscere l’opera omnia di Minghi! Conosco solo le più famose, perdonatemi): “Cantare è d’amore”, a parte il titolo che non vuol dire un tubo ma fa niente, ha un bellissimo testo, ma la musica è orecchiabile… ed è quanto di meglio riesca a dirne. Di “Decenni”, invece, mi piace la musica: ma il testo… bah!
      E poi, dai, ammettetelo anche voi: è vero che non si può giudicare un artista da un solo brano, ma quando uno arriva al grande pubblico con trottolino amoroso dududu dadada, poi è normale che ne paghi lo scotto.
      Insomma… De Andrè (mio idolo personale, almeno per quanto riguarda i testi) dududu dadada nun l’ha mai detto. Ekkekapperi.
      (Prometto che dopo questo commento ascolto un intero CD di Minghi inginocchiata sui ceci).

      • michele scrive:

        CANTARE è D AMORE NON SIGNIFICA NIENTE ??? NON VU0L DIRE UN TUBO?? SEI PEGGIO DEL GIORNALISTA… INGINOCCHIATI SUI CHIODI NON SUI CECI…

        • Valeria scrive:

          @Michele: a) gentilmente, potresti evitare di strillare in maiuscolo? b) mi spieghi cosa significa, in italiano, “cantare è d’amore”? Il titolo, eh… non la canzone, che – come ho detto – mi piace moltissimo!

          Valeria Rossi

  7. Paolo scrive:

    Solo una piccola precisazione riguardo al (peraltro bravissimo) cantautore Franco Boggero: non é sua la migliore opera prima di quest’anno, bensì degli Elisir con “pere e cioccolato”. Per amore della veritá.. :-)

  8. Simone scrive:

    Valeria, De Andrè spesso e volentieri ha ripreso testi popolari e li ha fatti suoi….non tiriamo in ballo i soliti luoghi comuni…il “dudu dadada” di Minghi ha dietro tutta una storia..se poi chi ascolta superficialmente ci ha ricamato sopra non è colpa sua….

    • michele scrive:

      E POI QUALCHE TEMPO FA IL TESTO DI VATTENE AMORE ERA TRA CANDIDATI PER ESSERE INSERITO COME TEMA AGLI ESAMI DI MATURITA

    • Valeria scrive:

      @Simone: sono d’accordo, non tiriamo in ballo i soliti luoghi comuni… come quello su De Andrè che ha ripreso i testi popolari :-) . E’ vero, l’ha fatto, in un momento ben preciso e in un contesto ben preciso di ricerca. Però ha scritto anche, ex novo, una miriade di capolavori; cosa che sinceramente non posso dire di Minghi, anche se alcuni testi – lo ribadisco – li trovo buoni.
      Che storia c’è dietro dudu dadada? Mi piacerebbe conoscerla: almeno mi spiegherebbe una cosa che non capisco (parlo sul serio, eh: che non si sa mai!).

      Valeria

      • Simone scrive:

        Il testo di “Vattene amore” è stato tirato giù assieme a Pasquale Panella che mi auguro tu conosca. Tratta palesemente la situazione di una donna che allontana da sè il proprio uomo onde evitare di distruggere quanto di bello c’è stato tra di loro. Il “trottolino amoroso e dudu dadada” è per lei l’ossessione di un ricordo indelebile, un nomignolo attraverso il quale il ricordo di una persona sarà sempre vivo e piacevole..di recente Minghi ha ammesso tra l’altro che il “trottolino amoroso” ha origini nella nella musica di Mozart.

        • Valeria scrive:

          Grazie per la spiegazione.
          Fino all’”ossessione di un ricordo indelebile” c’ero arrivata ascoltando il testo; ma a Mozart no, non ci sarei proprio arrivata. E se l’ha pescato da siffatta fonte, diventa anche un po’ più comprensibile (perché personalmente, se un uomo mi chiamasse “trottolino amoroso”, credo che gli sghignazzerei biecamente in faccia. Ma se è una citazione, la cosa cambia aspetto).

          Valeria

  9. Max scrive:

    Sinceramente, a noi fans di Amedeo può importare qualcosa di certe persone che hanno una preparazione musicale e lettararia più che scarsa? I testi delle sue canzoni non sono di certo immediati, certo, ma la poesia è alta letteratura e purtroppo non alla portata di tutti. Cantare è d’amore è alta letteratura e se molti conoscessero meglio il significato della parola “poesia”, saprebbero che esistono le licenze poetiche nelle quali tutto è concesso anche se grammaticalmente non proprio corretto. Quanto al trottolino amoroso rispondo “era ora che un cantautore tirasse fuori qualcosa di originale!!” Eravamo stanchi del solito “amore mio” messo in ogni dove. Dire che Decenni non ha significato poi, è come dire che la storia d’Italia non ha senso e che dovremmo prendere i libri di storia e incenerirli ma, come spiegare tutto questo ai soliti “attaccanti” di Amedeo?? Appunto, visti i sicuri superficiali risultati, è meglio non spiegargli niente e lasciarli ai loro soliti miti della canzone che hanno fatto successo solo perchè appartenenti alla classe politica del tempo!! Colgo l’occasione per far loro i miei migliori auguri di una futura ripresa.

  10. alfredo scrive:

    ok prendo atto che non considerare Minghi un genio sia il peggiore dei reati. non scriverò mai più di musica ma solo contro la mafia e il fascismo, così visto che a scrivere si prendono solo insulti in quessto caso ne potrò essere fiero.

    • Valeria scrive:

      @Alfredo: il tragico è che se parlassi bene dei fascisti forse non ti insulterebbe nessuno. Ormai l’importante è non toccare i cantanti…che poi, “toccare” è fin eccessivo. Uno sarà libero di non impazzire per Minghi?
      Sinceramente non so chi siano i rappresentanti di ’sto “Minghi fans club” sceso in campo con tanta irruenza, ma mi sembra di intravvedere anche in tema musicale i toni da stadio e l’aggressività fine a se stessa che ormai caratterizzano troppo del nostro mondo. Peccato che non si ritrovi lo stesso calore quando si tratta di difendere la democrazia…

      Valeria Rossi

      P.S.: non scrivere più di musica? Guardatene bene! Se lo fai, ti insulto io!!!

      • Simone scrive:

        E infatti non appoggio gli insulti rivolti al giornalista che ha redatto questo articolo ma personalmente ritengo inappropriato l’esaltare un prodotto mediatico come Morgan ed infierire invece su un grande artista quale è Minghi senza aver ascoltato nulla (perchè ascoltare due brani vuol dire non aver ascoltato nulla!) del suo repertorio….

    • Simone scrive:

      Il fatto è che esalti le doti canore e compositive di Morgan mentre, lo stai ora ammettendo, consideri Minghi uno che fa delle brutte canzoni….paradossale, dai!

  11. sandro scrive:

    Edgardo Moia Cellerino ed i suoi Le Masque hanno scritto le piu belle pagine della canzone d’ autore italiana.
    Evidentemente chi ha scritto il commento sopra non ha nemmeno idea di chi sia e sopratutto ascoltato un suo lavoro.
    Si denota un estrema ignoranza musciale.
    Buonasera

    • Valeria scrive:

      @Sandro: confesso l’estrema ignoranza. Non avevo mai sentito nominare in vita mia Edgardo Moia Cellerino.
      Allora l’ho cercato su youtube, perché volevo capire di cosa stavamo parlando, ma non ce n’è traccia. Nè di lui, né dei suoi Le Masque.
      Qualcuno mi saprebbe dire dove posso ascoltare almeno un brano?

      Valeria Rossi

      P.S.: un’estrema, con l’apostrofo, visto che è femminile. Ignoranza grammaticale, 1-1 , palla al centro.

  12. Poz scrive:

    De andrè scrisse Girotondo. Curò a malapena il testo e lo musicò anche abbastanza in fretta in quanto qesta “canzone” era solo un riempitivo. Si, proprio così e come lo stesso Faber ha asserito più volte. Nonostante fosse un riempitivo quando mi trovo ad ascoltarla mi dico: caspita, và giò bene che doveva essere una specie di stronzatina per oter chiudere l’ LP. Detto ciò, e mantenedomi fuori dalla bega sorta, credo non si possano fare paragoni tra Faber e Minghi. Due persone diverse a livello di cultura e di visione del mondo, anche se ho potuto conoscere Amedeo e coglierein lui una forte sesibilità. Ma il Faber era ed è sempre stato sensibile su tutto ciò che avveniva a 360 gradi cn una conoscenza storica e attuale (fino a quando è vissuto) che potrei definire mondiale. (Basta andare all’Agnata per immergersi nel suo mondo di libri, manoscritti e altra documentazione su tradizioni, costuni e storia di popoli di questa terra e della gente che ne fa parte) E al di fuori della sua sapienza e conoscenza spaziava dalla sensibilità per l’amore fino a “parlare” di camorra, politica per non parlare della ricerca sulle identità teologiche manifestate nella Buona Novella. Minghi, non ha questi pregi o “doni” e seppur sensibile e “profondo” si è quasi sempre limitato a sviscerare l’io e il pensiero stesso nell’amore aggiungendovi un corollario di sfumature per rappresentare la condizione dell’amore in un contesto di vita. Il problema è se andiamo al Tenco per ascoltare una lettura cantata di un testo che rappresenta un messaggio o se ci andiamo perchè speriamo di battere il nostro piede al ritmo del tempo della percussione. Ai miei tempi, quando andavo a “sentire” questo spettacolo alcuni lo giudicavano una “cagata”. Guccini con il valido Flaco, o Vecchioni da solo con la chitarra….azzo, che palle. Il problema è che questi miei amici non coglievano, o forse non gliene fregava niente, di “ASCOLTARE” il testo che veniva proposto. Tralascio Faber perchè sennò potrei venire additato di parte (non parte politica ma “adepto” dello stesso cantautore o autore di testi come si voglia definire). Ma chi si ricorda Il Pensionato o il Complanno di Guccini? Maddalena di Bertoli? Ninni di Vecchioni? Piccola Borghesia di Lolli? Quando le ascolto mia figlia mi rivolge uno sguardo come per dire: a rincoglionito!!!!! E tu vagli a spieare che la musica è un importantissimo elemento ma quello che hanno scritto questi cantautori, e tanti altri, sono testi che li puoi leggere anche senza la stessa e sono di una profondità che ti fanno comprendere il messaggio della situazione che vogliono rappresentare. Manfredi è bravo, è profondo ha una forte carica. Detto ciò non credo sia l’erede di De Andrè come non credo che, seppur noi tutti prendiamo qualcuno a riferimento, riusciamo a dare continuità nella rappresentazione scritta di questi grandi. Possiamo emularli, certo, ma attenzione a voler essere fotocopia senza quell’elemento “interiore” che loro hanno o avevano. E comunque ia il Tenco ha sempre saputo distinguersi proponendo qualità e cultura musicale e poetica. Da anni “salto” questa manifestazione ma leggendo le recensioni mi pare di comprendere che è ancora forte, tra gli organizzatori, la voglia di promuovere questa manifestazione per far sì che la canzone d’autore non scompaia.
    P.S. E’ vero, Faber ha tradotto dei versi di altri, ha preso a riferimento personaggi trasformando il tutto, scusatemi se mi azzardo, in un capolavoro. Ma queste sue fatiche sono riuscite grazie alla sua grande capacità di analisi, di comprensione e lettura dei comportamenti umani. Dietro una canzone c’è anche questo lavoro e non solo l’allegro ritmo de Il Pescatore che viene giustamente anche cantato ignari che quella ruga sulla fronte è sinonimo di sofferenza e difficoltà nel vivere la vita.

  13. Max scrive:

    Quindi.. fatemi capire! Accusare Minghi và bene ma i suoi fans non possono difenderlo? Questa è per voi democrazia?? Andiamo bene.. Io ho parlato di poesia e le sue canzoni, che voi lo capiate o meno, ne fanno parte. Ed è normale che esista un suo fan club ma appunto, lo attaccate in maniera tale da non considerarlo neanche degno di un fan club. Complimenti alla democrazia molto personale che qualcuno si è creato.. E’ originale difenderla senza praticarla, un vero paradosso!
    Alfredo, io ho solo risposto alle diverse provocazioni che ho letto ma ovviamente tu puoi scrivere cio’ che vuoi, libertà prima di tutto ma anche di esprimere un dissenso e di schernire chi, palesemente, è lontano anni luce dalla poesia.

  14. Valeria scrive:

    @Max: scusa, fammi capire tu una cosa, anzi tre.
    La prima: dire “Moia Cellerino non mi piace, una sua canzone sembrava di Minghi” secondo te è lesa maestà; dire “caro giornalista, sei una testa di cazzo” invece è democrazia?
    Altra cosa: chi è che “non può difendere” chi? Mi pare che la sottoscritta – che è l’editrice del giornale e anche la moderatrice dei commenti – non abbia censurato nessuno, neanche i cafoni più plateali.
    Se permetti, però, difendo il diritto del mio giornalista ad esprimere pareri che NON erano affatto provocazioni. Era una recensione musicale, in cui un collaboratore che ben conosco come ottimo e profondo conoscitore di musica ha espresso un parere negativo su una canzone che “somigliava” a qualcosa di Minghi.
    Terza cosa: se per questo uno si prende della testa di cazzo…
    se per caso scrivesse che Minghi canta come un cane, che fareste? Gli mettete una bomba sotto casa?
    Battuta (scontata ma inevitabile): MINGHIA! E meno male che la musica dovrebbe unire i popoli…

    Valeria Rossi

  15. Carlo scrive:

    Ahi Ahi,

    Chi scrive qualcosa in uno spazio pubblico deve prendersi le sue responsabilita.

    Sono il pianista del gruppo Le Masque che con una “tastiera da karaoke” ha accompagnato Edgardo sul palco dell’Ariston nella sua, anzi direi la nostra esibizione.

    Chi fa dei paragoni a volte li fa per mancanza di fantasia, non ha molto senso paragonare il lavoro di un artista con un altro perche` ogni artista e` un mondo a se stante e il suo lavoro puo` piacere o meno ma….

    Quello che pero` non deve mai mancare e` il rispetto e nel tuo editoriale non rispetti l’artista.

    Puoi dire che le canzoni non ti piacciono, ma non puoi dire che le canzoni “sono brutte”, e` mancanza di stile.

    Puoi dire che i suoni non ti piacciono ma non puoi dire che e` stata usata una “tastiera da karaoke” perche` e` inesatto.

    Non puoi dire che la presenza di Edgardo e` incomprensibile, lo e` per te ma per aiutarti vorrei fare qualche precisazione: Ti ricordo che ha vinto la targa Tenco della Siae come autore, quindi un motivo valido per la sua presenza e` che se la Siae hanno pensato di dargliela e il Club Tenco l’ha invitato hanno riconosciuto delle qualita` e lo hanno invitato.

    Per esperienza so che se non sono convinti non ti invitano a suonare.

    Gli applausi: Non erano affatto imbarazzati e per cortesia, dal palco ti posso assicurare che sono arrivati piuttosto energici e convinti, ma qui siamo nel mondo delle opinioni.

    Ed adesso la tastiera: Non e` affatto da “karaoke” come dici, la stessa e` stata usata in un tour mondiale da Madonna qualche anno fa e sulla sua qualita` non si discute. Dovresti informarti meglio sulla strumentazione. Anche volendo fare del karaoke non e` adatta e te ne sconsiglio l’acquisto.

    Si puo` discutere della scelta di non usare il pianoforte, ma l’uso di suoni per creare un’atmosfera diversa per ogni pezzo. E` stata una scelta decisa e ponderata.

    Detto questo ti saluto.

    Carlo Buongiovanni

  16. Valeria scrive:

    Scanni a parte…a proposito di canzoni che somigliano a quelle di Minghi: qualcuno ha notato che Antonacci ha scopiazzato piuttosto pesantemente il ritornello di “Cantare è d’amore”?

    Valeria

  17. Carlo scrive:

    Reply per Valeria,

    esprimi pure il tuo giudizio sui Le Masque, mi interessa molto, l’imporante e` farlo con classe.
    I gusti musicali sono vari e per fortuna i mass media non sono ancora riusciti a toglierci il gusto della scelta.
    Osa pure, tanto il peggio che puo` capitare e` che qualcuno dica che la tua scelta e` incomprensibile… ;-)

    Carlo

    • Valeria scrive:

      @Carlo: scherzi a parte, ho ascoltato un brano solo ed è sicuramente poco per poter giudicare. Poi non sono affidabile come critico: suono e ascolto musica, ma non ho una vera, profonda cultura musicale. Detto questo… parlando a livello di “mi piace/non mi piace”, posso solo dire che il brano che ho sentito non mi è dispiaciuto, ma neppure mi ha emozionato in modo particolare. Né mi è parso che ci fosse qualcosa di particolarmente innovativo… anzi, mi sapeva un po’ di “già sentito” (non nel senso che somigliasse a qualche altra canzone, ma nel senso, appunto, di uno stile piuttosto allineato a “quel che “si sente in giro”). Tutto qua.

      Valeria

      • Carlo scrive:

        Valeria,

        le recensioni dovresti farle tu e non Alfredo! In poche parole hai espresso un tuo parere senza giungere a facili giudizi o paragoni.
        Hai dato il tuo punto di vista rispettando l’artista. Che brano hai ascoltato?

        Brava e grazie,

        Carlo

        • Valeria scrive:

          @Carlo: oddio, ora spero di ricordare bene il titolo… “Quando una parola”, po’ esse?
          Comunque io dissento sulla scelta del recensore! Alfredo ha una cultura musicale vastissima. E’ molto diretto nelle sue opinioni (peraltro a me piace così) e mi rendo conto che questo scocci assai a chi viene criticato, specie se l’artista (e sia chiaro che parlo in generale, non certo del caso specifico!) è abituato agli osanna – magari falsi – o alle indorature di pillola.
          Personalmente, in qualsiasi “arte” o pseudotale io mi esprima (quanto canto e suono è sicuramente molto “pseudo”, ma lo faccio per divertimento e quindi mi si deve perdonare in partenza) , preferisco sentire il parere di un Alfredo che quello di mille indoratori di pillole.
          E’ evidente che può far male, però ti mette di fronte a una scelta: “mi hanno stroncato, vediamo un po’. Sarò proprio un cane, o sono così convinto di valere che me ne infischio e vado avanti, pur accettando il fatto che non posso piacere a tutti?”
          Io penso che risolvere dilemmi come questo possa fare più bene che male alla salute (artistica), perché credo che il “rispetto per l’artista” consista anche nel non incoraggiare chi pensi che non abbia nulla da dare/dire.

          Valeria

          • Carlo scrive:

            Cara Valeria,

            il brano “qnado una parola” esiste quindi penso che tu abbia sentito proprio quello.
            Un po`strano che tu lo riconosca come uno stile piuttosto allineato a “quel che “si sente in giro” dato che invece mi sembra piuttosto diverso da quello che si sente in giro, ma queste sono opinioni e gusti e sui gusti non si discute.
            In realta` ti diro` che nessuno ci ha mai indorati di pillole, magari! Anzi semmai il contrario quindi siamo abituati a critiche di ogni genere.
            Questo non e` il grido dell’artista che si sente imcompreso ecc.. abbiamo gia` superato quello stadio adolescenziale da tempo, ma richiediamo competenza da chi parla di noi.
            “Critico la critica” di Alfredo, che tra l’altro non ha replicato come sarebbe stato auspicabile, dato che ha detto cose inesatte. Ad esempio la tastiera da karaoke, che non lo e` affatto. Sono piccole cose che fanno ben dubitare sulla conoscenza musicale del recensore. Come possiamo cominciare ad interrogarci sul nostro risultato artistico quando chi ci “propone” in modo crudo questa riflessione non sa distinguere una tastiera professionale da una da karaoke? Cosa altronon sa distinguere allora?
            E poi le canzoni giudicate “brutte”, ma che significa brutte? Brutte per qualcuno, belle per altri, questo e` quello che scriverebbe una qualsiasi persona non addetta ai lavori, se sono brutte dica perche` le ha percepite cosi`.
            Tutto qua, poi ognuno e` libero di scrivere quello che vuole ma se lo scrive sulla pelle degli altri DEVE essere competente ed Alfredo non ha dimostrato questa competenza.

            Ciao Ciao Carlo

            • Valeria scrive:

              @Carlo: caro Carlo, il “quel che si sente in giro” forse dipende da ciò che si ascolta mediamente :-)
              Certo il vostro genere non somiglia alla Pausini e a Giggidalessio: se pensi che io ascolti questo genere di musica, hai ragione, è diversissimo! Però a me piace senticchiare (solo per diletto, senza ambizioni culturali di sorta) soprattutto quello che si propone come “nuovo”: e mo’ non chiedermi nomi e titoli, perché ovviamente non me ne verrebbe in mente mezzo (non li memorizzo proprio, i nomi, a meno che non mi colpiscano in modo molto particolare. E se vuoi sapere gli ultimi due nomi che mi sono rimasti in mente, sono Max Manfredi e i Nightwish (prima che cambiassero cantante). Sono una schizofrenica musicale? Forse (ma per me la musica è MUSICA, punto. Mi piace la classica, la lirica, il metal e il cantautore, purché li ritenga buoni).
              Ho “scoperto” roba vecchissima?
              No, è proprio che son gli ultimi ad essermi rimasti impressi…una decina d’anni fa, più o meno! :-)
              Da allora ho sentito, ovviamente, tantissima “roba di qualità”: ma nessuno che mi facesse venir voglia di comprare un cd proprio per il piacere di averlo.
              E insomma, tra questa tanta-roba-di-buona-qualità-che-però-non-mi-fa-uscire-di-testa c’è anche molta, ma molta roba abbastanza vicina a quello che suonate voi. Questo giusto per provare a spiegarti il “quel che si sente in giro” inteso come lo intendo io.
              Per quanto riguarda Alfredo… primo, “cultura musicale” si può intendere in duemila modi diversi: c’è l’ascoltatore colto che ti riconosce l’inedito dei Beatles dal primo SDENG di chitarra, ma se gli piazzi una chitarra in mano mette subito il manico a destra perché non ha mai suonato altro che il campanello di casa ( a meno che non sia il fratello mancino di Jimi Hendrix, vabbe’); c’è quello che suona come Jimi Hendrix, ma se gli fai sentire Beethoven ti chiede se sono i Queen; c’è quello che ti smonta e ti rimonta un mixer che non funziona e che ti fa tutti i collegamenti necessari per far suonare una band in trenta secondi netti, ma poi non sa suonare NEMMENO il campanello di casa (e questo, per esempio, è mio figlio; che quando andavo a suonare in giro, o mi portavo lui o quando gli altri erano tutti pronti da mezz’ora io stavo ancora aggrovigliata nell’unico cavo che andava dalla tastiera al mixer).
              Qual è la cultura che serve per recensire un cantante o una canzone? Secondo me è quella di uno che magari non sa suonare niente, ma che ha mangiato pane e musica (ascoltata) per tutta la vita. Sinceramente non so se Alfredo suoni qualcosa (appena mi capita a tiro glielo chiedo), ma so per certo che ha mangiato pane e musica.
              Ha usato un termine banale come “brutta?”. Forse era voluto.
              Certo che quel che è bello per te può essere brutto per me e viceversa, ma a volte anche a me capita di dire, che so… “Berlusconi è…” e poi ti vengono in mente così tante cosacce che capisci che non potresti esprimerle tutte senza parlare per mezz’ora. E allora dici “è una brutta persona”.
              Che non significa niente, ovvio: però è una specie di sunto di tutto quello che provi nei suoi confronti. Nella massima sinteticità e banalità provi ad esprimere tutto quello che di negativo ti esprime quella persona. Forse Luttazzi avrebbe detto: DISGUSTORAMA! E Alfredo ha detto: “ma che canzone BRUTTA”.
              Non lo so, eh? Sparo cazzate assolutamente a caso, ma so per certo che Alfredo è tutto, meno che banale (è uno psicologo…dimmi tu se uno che sceglie un mestiere del genere può essere banale!): quindi presumo che un motivo ce l’avesse. O il disgustorama, o il “passiamo oltre che non vale neppure la pena di sprecarci tastiera”… qualcosa, insomma. Una cosa è certa: Edoardo Come Cavolo si Chiama Cellerino (dimmi che ne ho ricordato due su tre, ti prego… perché dell’Edoardo son mica troppo sicura) non gli è proprio piaciuto. Prendiamo atto. Io prendo pure atto che a te girino le pelotas per questa stroncatura, ma ti assicuro che la scusa dell’”incompetente” non regge. Alfredo non fa il critico musicale di mestiere (peraltro ne sono ben felice, perché la reputo una pessima razza, quella dei critici. Tutti), ma se un giornalino online come il mio dovesse trovare persone “competenti e addette ai lavori” per ogni settore che tratta , dalla musica al cinema alla politica, da editrice mi suiciderei all’istante. Ma poi, caspiterina: non lo fanno la Stampa o il Corriere, e lo devo fa’ io???
              Guarda, io di UNA cosa mi intendo davvero molto, in modo approfondito, o almeno tanto quanto puoi approfondire un argomento a cui ti dedichi per trent’anni e puzza. Mi intendo di cani. Bene, non ho MAI – e dico MAI – trovato un giornale nazionale i cui redattori non scrivessero immonde stronzate ogni volta che toccavano l’argomento “cani”.
              Pure io mi ci incavolo, e a volte scrivo pure letteracce: ma non si può pretendere che ci sia un cinofilo in ogni redazione. E neanche un critico musicale laureato in musicologia. Questo è un giornale aperto, libero, dove ognuno può scrivere quello che gli pare sugli argomenti di cui crede di poter scrivere qualcosa. Possiamo sbagliare tutti, ma diciamo quello che pensiamo: è sempre meglio che dire cose pagate da qualcuno. O no?
              E adesso, al termine di questo immane sproloquio… tutti e due, tu ed Alfredo, gentilmente mi spiegate kekakkiosarebbe una “tastiera da karaoke“!
              Perché io sarei casualmente una tastierista (hobbystica finché vuoi, ma insomma, ogni tanto uno strumento me lo vado a compra’ pure io)… e non ho MAI sentito parlare di “tastiere da karaoke”.
              Per fare karaoke, che io sappia, serve un lettore di basi e non una tastiera. Se vuoi leggere le paroline basta un Canta tu, o come cavolo si chiama; o, in scala più professionale, un lettore- di-basi-con-proiettore- di-parole-su-uno-schermo (non so se abbia un nome tecnico, perché non faccio karaoke, ma è quella roba lì), e non serve nessuna tastiera.
              Io ho una Roland centenaria e una technics ancor più centenaria: penso che oggi come oggi siano veramente due cessi, visto quant’è salito il livello ultimamente…ma il karaoke nun ce lo puoi fa’. Allora, i casi sono due: o né tu, né Alfredo sapete cosa significhi “tastiera da karaoke”, oppure son scema io.
              Illuminatemi, grazie!

              Valeria Rossi

              • Carlo scrive:

                Cara Valeria,

                certo che quando ti ci metti sei una locomotiva a scrivere! Pensavo di aver vinto l’oscar per il post piu` lungo ma tu mi hai battuto alla grande!
                Tralasciamo i discorsi gia` detti, a questo punto mi piacerebbe sapere qualche dettaglio in piu` su cosa non e` piaciuto ad Alfredo.
                E ora la grande rivelazione che aspettavi: La tastiera da “karaoke” in effetti esiste! Ci sono tastiere piu` adatte al karaoke di altre e sono quelle in grado di riprodurre correttamente e con suoni decenti i files midi con anche ingresso per il microfono, effetti ecc. Sarebbe piu` corretto definirle tastiere da pianobar in quanto hanno piu` o meno una buona qualita` generale su tutti i suoni, ma nessun suono che eccelle, un po` come il menu` turistico di alcuni ristoranti.
                La mia tastiera, pur essendo Generalmusic (marca tradizionalmente legata al mondo karaoke/pianobar), e` invece un modello da stage. Alfredo, pensando fosse una tastiera da pianobar, ha voluto sottolineare il carattere negativo della sua recensione, “canzoni brutte accompagnate da una tastiera di “beep” (censura)” sbagliando sul dettaglio…

                Ma sei mica Valeria Rossi di “dammi due parole… ” o un omonima?

                • Valeria scrive:

                  @Carlo: credo che le parole fossero tre. Ma non sono io… e permettimi di aggiungere “grazie a dio”, se non per il fatto che lei potrebbe essere mia figlia e che qualche decennio in meno non mi farebbe manco schifo. Se però lo scotto fosse quello di dover cantare cuoresoleamore… allora preferisco restare tardona.
                  Omonime lo siamo: questo è il mio vero nome ed è anche il suo vero nome (avevo sperato che fosse un nome d’arte, invece no: d’altronde, diciamolo: chi mai si sceglierebbe “Rossi” come nome d’arte? :-)
                  Ecco, la definizione di “tastiera da pianobar” la capisco. Quella “da karaoke” continua a lasciarmi un po’ perplessa, ma se dici che esiste ci credo!

                  Valeria Rossi

  18. Max scrive:

    Valeria, il fatto che qualcuno si sia espresso in modo volgare non lo giustifico per niente, l’autocontrollo prima di tutto e non le risposte pesantemente istintive. Se noti bene però, io ho difeso soprattutto la poesia nei testi delle canzoni di Amedeo che oltretutto sono stati scritti ultimamente da un grande scrittore, Pasquale Panella, già autore per molti altri fra i quali Lucio Battisti e Riccardo Cocciante.
    “le canzoni sono veramente brutte e una fa pensare addirittura a Minghi”… se l’italiano non è ancora un’opinione, questa è una vera provocazione o vogliamo a tutti costi interpretarla come una lusinga?
    “P.S.: Vabbe’, dai, mi faccio mettere in croce pure io: Minghi non entusiasma neanche me. Per carità, è bravo come interprete, è un professionista e non un pirla passato di lì per caso. Però, per quanto riguarda i miei gusti personali… una volta azzecca la musica e una volta il testo. Per dire (e confesso subito di NON conoscere l’opera omnia di Minghi! Conosco solo le più famose, perdonatemi): “Cantare è d’amore”, a parte il titolo che non vuol dire un tubo ma fa niente, ha un bellissimo testo, ma la musica è orecchiabile… ed è quanto di meglio riesca a dirne. Di “Decenni”, invece, mi piace la musica: ma il testo… bah!
    E poi, dai, ammettetelo anche voi: è vero che non si può giudicare un artista da un solo brano, ma quando uno arriva al grande pubblico con trottolino amoroso dududu dadada, poi è normale che ne paghi lo scotto.
    Insomma… De Andrè (mio idolo personale, almeno per quanto riguarda i testi) dududu dadada nun l’ha mai detto.”
    Questo poi è quanto ho letto del tuo commento e non ho potuto fare a meno di replicare. Permettimi di dire che il trottolino amoroso ha fatto il giro del mondo e la canzone è stata tradotta in molte lingue, De Andrè che comunque ammiro anche se mi piacciono solo 3 canzoni sue, non ha mai oltrepassato l’Italia oltre modo, forse qualche cover in francese se non ricordo male. Cantare è d’amore è un titolo perfetto ed uno slogan che Amedeo ha spiegato spesso fino allo spasimo. Intendere Decenni come un testo che non dice niente, è assurdo ed ho già risposto. Noto che vi ha infastidito che alcuni suoi fans vi abbiano schernito e tu hai toccato il tasto della democrazia ed appunto dove stà la democrazia se ve la prendete per le loro risposte? Abbiamo si o no il diritto di difendere i nostri gusti o dobbiamo per forza amare il tuo De Andrè con la sua Boccadirosa che a me non ha mai detto proprio niente o con Dolcenera che ha una musica orecchiabile ma un testo stupidissimo senza capo nè coda? Bene, ora ho attaccato io il tuo mito ed è pur sempre democrazia o no?

    • Valeria scrive:

      @Max: certo che è democrazia. Ma io non ti do mica della testa di cazzo perché non ti piace De Andrè. Al massimo ti rispondo che giudicare De Andrè da Boccadirosa è come giudicare Umberto Eco dalla sua lista della spesa. Figurati se mi infastidisce che i fans “scherniscano”: mi infastidisce che offendano. E’ un po’ diverso.
      Il testo di Decenni non è che non dica niente: dice molto. Ma quello che dice non mi tocca nessuna corda. Posso?
      “Cantare è d’amore” sarà anche uno slogan perfetto, ma a me piacciono gli slogan che rispettano la grammatica. Posso?
      Poi, guarda, possiamo star qui fino all’eternità, ma alla fine sai che penso? Che l’arte (si tratti di musica, di quadri, di qualsiasi forma espressiva) può essere descritta con una riga o con un’enciclopedia…ma sotto sotto la cosa più importante è l’emozione che ti dà vedendola o ascoltandola. E’ evidente che Minghi vi emoziona molto, e questo è anche bello – finché non si passa appunto al tifo da stadio; ma non potete pretendere che tutti si emozionino nello stesso modo.
      Così come non potete pretendere che tutti abbiano la stessa concezione di “poesia”. Per me i testi di Minghi – almeno, quelli che conosco – non sono “poesia”, o almeno non come la intendo io. Ma anche il termine “poesia” non ha lo stesso significato per tutti. E non mi sembra il caso di prendersi per i capelli per questo.
      Se ne può discutere, come no… però, magari, con qualche motivazione. Qui l’impressione è stata quella di un branco di fans (che non per nulla deriva da “fanatic”!) con il coltello tra i denti, che per la maggior parte non hanno discusso di musica, ma hanno attaccato a testa bassa a suon di insulti.
      Non mi pare molto costruttivo.
      Ultima cosa: essere famosi all’estero non significa molto: popolarità non è garanzia di qualità, purtroppo. Anche la Pausini è famosissima all’estero. Anche Gigi D’Alessio. E non comprerei mai un loro disco (e mo’ arriverà un altro linciaggio, anzi due…) :-)

      Valeria

  19. Pozz scrive:

    Comprendo sempre maggiormente perchè De Andrè ne aveva le palle piene di essere apprezzato o conosciuto da pochi o forse tanti o forse tutti in qualità di espostirore canoro di Bocca di Rosa, Marinella o il Pescatore. Il giuzizio nei confronti di un’artista deve essere dato nel suo complessivo. Anche io mi azzardo a disprezzare alcune canzoni che ascolta mia figlia (veramente ne disprezzo il rumore perchè nulla ha a che fare con la misica) ma cerco di avere una conoscenza quasi completa al fine di poter emettere un giusizio, Ma questo è in senso generale e per tutto. Come se venissi giudicato per 1 cosa buona che ho fatto e non per le 1000 altre brutte, o viceversa. E comunque sia uno può essere anche un gran poeta, scrittore, narratore o genio anche dentro le mura del proprio cesso o dentro una stalla. E’ vero che la cultura deve essere diffusa ma a volte ci sono scelte personali che restringono il proprio ambito del far sapere la conoscenza o, come in questo caso, le proprie canzoni. Detto ciò se continuiamo, senza togliere niente a nessuno, a dilettarci sui gusti e sul mi piace questo o quello….credo che non ne usciremo. Mettere insieme differenze, gusti individuali e desiderio del singolo di ascoltare quello che vuola sarebbe un impresa decisamente ardua. (oltre che a ledere il rispetto per la libertà altrui).

  20. Max scrive:

    Lo so’, ci sono fans un po’ “arditi” che si prendono troppo sul serio ed attaccano in modo esagerato ma, che volete fare? Anche quelli non si possono controllare o per lo meno fino ad un certo punto. Ma come dice Pozz su De André, anche Amedeo e fans compresi si sono rotti un po’ le scatole dei giudizi di chi non lo conosce o conosce troppo poco quindi ad un certo punto si arriva a non poterne più e a sollevare i toni, spesso non in modo equilibrato ma che ci possiamo fare? Guerre e rivolte sono all’ordine del giorno.. ;) )
    La Pausini passi ma quell’altro “essere” che hai nominato, Valeria, e di cui preferisco non pronunciare il nome, io non lo considero nemmeno un artista. Sottolineo, è un mio parere personalissimo che aggiungo al fatto che mi stà davvero molto antipatico. Per sdrammatizzare dico W la poesia!! Ma si, qualunque forma anche perché, come i luoghi comuni insegnano, la poesia è “soggettiva”.

  21. Andrea l'altro scrive:

    A me non piace nessuno di quelli nominati finora, però devo ammettere che De Andrè mi sta simpatico. Morgan è una brutta malattia e Marilyn Manson mi fa meno paura di Giggi D’Alessio.

  22. Valeria scrive:

    @Max: proprio soggettiva e basta, magari no: diciamo che un minimo di conoscenza tecnica, alla base, ci vuole, sia per la poesia che per la musica.Se cantando stoni, o se in una poesia non rispetti la metrica (sempre che volessi scriverne una che la prevede) il risultato è “oggettivamente” pessimo.
    Quando però si parla di artisti che almeno l’ABC lo conoscono e rispettano, che sono professionisti e non “nati ieri”…allora sì, il “gusto” soggettivo e/o l’emozione – se preferiamo – diventano preponderanti.
    Io posso anche sentirmi ripetere fino al 2020 (ammesso che ci arrivi) che la musica dell’”essere innominabile” ha un suo perché, che c’è la ricerca popolare, che i testi hanno una funzione sociale, che c’è una tecnica pianistica e blablabla.
    Ma resta il fatto che mai mi piacerà, parapunzipunzipà (e così, tecnicamente, ho scritto una poesia pure io. Ma dubito che emozioni qualcuno…) :-)

    Valeria

    • Simone scrive:

      L’essere innominabile sarebbe Amedeo Minghi, scusami? Ti dirò e me ne darai conferma: De Andrè si prodigava molto per testi elaborati ma, ammettiamolo, musicalmente ci ha spesso proposto la solita taranta…

  23. Sandro scrive:

    De Andrè la solita taranta….hahaha…ne leggo una peggio dell’ altra…

    che album hai ascoltato di De Andrè?

    • Simone scrive:

      Ho ascoltato diverse cose di De Andrè, non parlo per sentito dire come ha fatto qualcuno qui dentro…suvvia, vi stiamo dando sin troppa importanza….
      Arrivederci e spero stavolta con un articolo decente e che non denigri altri artisti per esaltarne altri davvero scarsi…

  24. Poz scrive:

    Molto spesso parlo o scrivo cose senza esserne informato o ne sono informato parzialmente. Ma sul fatto di leggere che De andrè proponeva la solita tatanta…..a costui dico solo: STAI ZITTO oppure informati se ne hai voglia puoi trovre di tutto e di più su
    http://www.faberdeandre.com sennò STAI ZITTO!

    • Simone scrive:

      Cosino, non stai parlando con tuo fratello, ragion per cui “Stai zitto!” a me non lo dici! Impara un po’ di educazione (non lamentiamoci poi se qualcuno dà del “testa di *****” a destra e a manca)!

  25. Poz scrive:

    @Simone. Chiedo scusa se ho toccato la linea della sua suscettibilità e non credo per niente di essere stato maleducato, lungi da me. Comunque sia ribadisco: STAI ZITTO! (ovviamente se non sei informato o non sai le cose)

  26. Laccio scrive:

    Guarda, te lo dico democraticamente,lasciaci ascoltare De Andrè e tornatene ad ascoltare Minghi. E perdona la nostra assoluta mancanza di invidia.

  27. Max scrive:

    Ecco.. mi sembra giusto! Tenetevi il vostro De Andrè che comunque rispetto come artista ma che, non potete negarlo, è stato considerato solo post mortem visto che il suo pubblico da vivo era formato dai fanatici sinistrati e basta un po’ come De Gregori e Guccini, quest’ultimo costretto a far l’attore… Se c’è qualcuno che, come dite voi, non ne sà niente di De André allora voi non ne sapete proprio niente di Minghi quindi brancoliamo in un contesto di gente poco informata.. giusto?? Scusate se non continuo con i confronti ma non ne vale la pena, c’è un abisso fra i 2 cantautori e a noi non interessa vivere di nostalgia!

  28. Pozz scrive:

    Vivere di nostalgia? Pensavo di essere nell’attualità del presente. Ma se il presente è ciò che mi viene propinato dall’odierno…vado a rispolverare e a valorizzare la filosofia di SPINOZA!

  29. Aldo scrive:

    Due considerazioni:

    1) Se c’è una cosa davvero irritante e insopportabile sono i fans indignati. Il rapporto fans-idolo è di per se qualcosa di infantile, sciocco, è un po’ come attaccarsi alla gonna della mamma. Io adoro, dico un nome a caso, Lou Reed. Beh, se questo “giornalista” avesse scritto: “fa cagare peggio di Lou Reed” non avrei battuto ciglio. Basta con questo politicamente corretto, con questo reato di lesa maestà! Sembrate quelli che si stracciano le vesti perchè Crozza fa l’imitazione del papa. Minghi è un cantante e chiunque è liberissimo di dire che fa cagare.

    2) Chi ha scritto l’articolo è un asino o volendo usare un termine meno forte è un superficialotto. Non puoi denigrare un artista solo sulla base di una esibizione. Se non ne conosci la storia e il repertorio hai il dovere di documentarti, farti un’idea più completa e poi formulare un parere. Edgardo Cellerino ha scritto bellissime canzoni e i dischi dei Le Masque restano testimonianze fondamentali di una certa new wave italiana tra Conte e i Dorutti Column.

    La conclusione è la seguente: l’autore dell’articolo è un cretinetti e i fans di Minghi degli imbecilli.

    Ci si sente, bye.

  30. Valeria scrive:

    @Aldo: ipse dixit :-)
    Divertente la provocazione, ma clamorosamente deviante la conclusione: si può, altroché se si può, giudicare un artista da una singola esibizione.Anzi, devo dirti che nella stragrande maggioranza dei casi il pubblico giudica proprio così; se la prima canzone che ascolto del signor X non mi piace, non avrò mai il desiderio di ascoltarne una seconda e quindi col cavolo che mi sentirò “in dovere di documentarmi”.
    Faccio il mio caso personale; secondo te io dovrei cuccarmi l’opera omnia di Gigi D’Alessio prima di concludere che nun lo posso senti’? No, guarda: le mie orecchie e la mia intelligenza (che si ritengono entrambe profondamente offese quando lo sentono) ti comunicano che te lo puoi proprio scordare.
    Se un artista ha la pretesa di piacere universalmente, gli toccherà elevarsi al di sopra di qualsiasi parte e produrre musica talmente eccelsa da non poter essere messa in discussione: poiché ritengo che né Cellerino né nessun altro al mondo ci siano mai arrivati (anche se tenderei a fare una quasi-eccezione per Verdi…), credo proprio che la tua definizione sui fan-atics sia accettabile, mentre quella sul giornalista è un’emerita capperata.
    Ma NON perché sia un “mio” giornalista o perché si chiami Alfredo o perché mi sia simpatico: no, proprio perché in un commento su una serata – che tra l’altro non ha mai avuto la pretesa di essere un’acculturata “recensione”, ma più semplicemente un “ero lì e vi dico cosa ne ho pensato” – è assolutamente NORMALE che si giudichi quello che si sente in quell’occasione, senza andare a vedere se Edgardo Cellerino o chi per esso, appena nati, facevano “ue’ ue’” in do minore o in mi settima diminuita.
    Quello sarà forse il compito dei cosiddetti “critici d’arte” (ovvero quelli che non essendo in grado di produrre arte in proprio, parlano di quella altrui); ma il commento a una serata deve parlare di quella serata. Se poi Cellerino esce di lì e partorisce l’Aida, o se uscito da lì trova stuoli di fans in adorazione che baciano il terreno su cui cammina, meglio per lui.
    Però, almeno in “quella” serata, ha fatto cagare “quella” persona: e quella persona ha – come hai sostenuto giustamente all’inizio – il pieno diritto di dirlo e di scriverlo.

    Valeria Rossi

    • Aldo scrive:

      @VALERIA:

      Divertente la provocazione, ma clamorosamente deviante la conclusione: si può, altroché se si può, giudicare un artista da una singola esibizione.Anzi, devo dirti che nella stragrande maggioranza dei casi il pubblico giudica proprio così; se la prima canzone che ascolto del signor X non mi piace, non avrò mai il desiderio di ascoltarne una seconda e quindi col cavolo che mi sentirò “in dovere di documentarmi”.

      QUESTO MODUS OPERANDI (ANZI PENSANDI) PUO’ ANDAR BENE PER L’ASCOLTATORE MEDIO. UNO E’ LIBERO DI ANDARE A UN CONCERTO, NON GRADIRE UN MUSICISTA DI CUI NON SA UNA BENEAMATA MAZZA E POI CORRERE SUL SUO MISERABILE BLOG (O DAGLI AMICI DEL BARETTO) A ESTERNARE LE SUE PREZIOSE CONSIDERAZIONI. IL DISCORSO CAMBIA COMPLETAMENTE SE PARLIAMO DI GIORNALISMO (SEPPUR DI CARATTERE ASSOLUTAMENTE AMATORIAL-PARROCCHIALE COME QUELLO DEL MELUZZI IN QUESTIONE). UN GIORNALISTA NON PUò PERMETTERSI SIMILI APPROSSIMAZIONI. SE IO FOSSI UN GIORNALISTA NON MI SOGNEREI MAI DI SCRIVERE “CAPPERI, C’ERA UN TALE DI CUI NON SO ASSOLUTAMENTE NULLA, è LA PRIMA VOLTA IN VITA MIA CHE LO VEDO PERO’ POSSO AFFERMARE CHE MI SEMBRA UNA CACCHETTA ALLA MINGHI”. GIA’ SBAGLI IN PARTENZA, PERCHè COME GIORNALISTA TU DEVI DOCUMENTARTI IN ANTICIPO SU CHI STAI ANDANDO AD ASCOLTARE, NON è SERIO AMMETTERE CANDIDAMENTE “UE’, IO STO TIZIO NON SO PROPRIO CHI CACCHIO SIA”. CI FAI LA FIGURA DEL PISTOLA. L’ERRORE NUMERO 2 CONSISTE NEL FATTO CHE SE UN COMUNE FESSACCHIOTTO PUO’ PERMETTERSI DI GIUDICARE UN ARTISTA DA UNA SOLA ESIBIZIONE, UN GIORNALISTA NON PUO’ ASSOLUTAMENTE PERMETTERSI SIMILI LUSSI. METTI CHE STAI ANDANDO A VEDERE UN CONCERTO DI ROBERT WYATT, NON SAI ASSOLUTAMENTE NULLA DI LUI, LO BECCHI IN UNA SERATA STORTA, MAGARI SCAZZATO, UBRIACO, CON UNA FORMAZIONE DI FORTUNA O MAGARI IN UN BRUTTO PERIODO E POI CORRI A CASA A SCRIVERE “A ME STO ROBERT WYATT QUI, CHE SENTO STASERA PER LA PRIMA VOLTA, MI SEMBRA UNA MERDACCIA TIPO MEMO REMIGI”. UNO LEGGE E PENSA “‘STO GIORNALISTA E’ PROPRIO CRETINO FORTE…”.

      Faccio il mio caso personale; secondo te io dovrei cuccarmi l’opera omnia di Gigi D’Alessio prima di concludere che nun lo posso senti’? No, guarda: le mie orecchie e la mia intelligenza (che si ritengono entrambe profondamente offese quando lo sentono) ti comunicano che te lo puoi proprio scordare.

      MA INFATTI TU NON SEI UNA GIORNALISTA, NON STAI PRETENDENDO DI FARE UN RESOCONTO, SEI UN’ASCOLTATRICE DI MEDIA IGNORANZA E SUPERFCIALITà, RIENTRI, A PIENO TITOLO NELLA POCO AUREA MEDIETA’ FESSA. IN QUALITà DI ASCOLTATRICE MEDIA PUOI SCRIVERE QUALUNQUE FESSERIA. IO DI CERTO NON ME NE LAMENTERO’.

      Quello sarà forse il compito dei cosiddetti “critici d’arte” (ovvero quelli che non essendo in grado di produrre arte in proprio, parlano di quella altrui); ma il commento a una serata deve parlare di quella serata. Se poi Cellerino esce di lì e partorisce l’Aida, o se uscito da lì trova stuoli di fans in adorazione che baciano il terreno su cui cammina, meglio per lui.
      Però, almeno in “quella” serata, ha fatto cagare “quella” persona: e quella persona ha – come hai sostenuto giustamente all’inizio – il pieno diritto di dirlo e di scriverlo.

      BEH, SE MI STAI DICENDO CHE QUESTO MELUZZI NON E’ UN GIORNALISTA MA SOLO UN FESSACCHIOTTO QUALUNQUE CHE SPARAVA IMPRESSIONI A CACCHIO, ALLORA MI RIMANGIO TUTTO QUELLO CHE HO SCRITTO. BASTEREBBE METTERE IN TESTA ALL’ARTICOLO LA SEGUENTE AVVERTENZA: “QUELLO CHE SEGUE NON E’ IL RESOCONTO DELLA SERATA E NON E’ NEPPURE UN ARTICOLO. L’AUTORE NON E’ UN GIORNALISTA, E’ UN COMUNE FESSACCHIOTTO CHE VUOL SENTIRSI LIBERO DI METTERE ON LINE QUESTE POCHE RIGHE IN STILE UEEEE”’ CARMELO…VIENI QUA CHE TI RACCONTO DI QUEL BARBONE CHE HO VISTO IERI A QUEL CACCHIO DI FESTIVAL COMUNISTA LI…”

      • Valeria scrive:

        @Aldo: non so chi sia Meluzzi (forse hai sbagliato giornale), ma hai ridetto le stesse identiche cose sulle quali non ero d’accordo la prima volta. Non è che scriverle tutte maiuscole e infilarci più volte epiteti offensivi ti dia più ragione. Argomento chiuso, non sei un interlocutore né educato, né capace di argomentare.

        • Aldo scrive:

          Il maiuscolo serviva unicamente per distinguere ciò che hai scritto tu da quello che ho scritto io, si tratta della funzione “quote” che qui a quanto pare non è prevista. Anyway, il fatto che tu dica che io non abbia argomentato dimostra che dialetticamente ti ho fatta a pezzi :-)
          Per concludere: io non sarò educato ma tu sei scema ;-) E non intendo scema semplice, intendo ochetta qua qua. Kisses.

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