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Al di qua del muro

Memoria | Valeria Rossi | novembre 9, 2009 alle 12:10 - Stampa articolo Stampa articolo

nomorewallsdi VALERIA ROSSI – Festa grande, in Germania e in tutto il mondo, per la fine di una vergogna: è l’anniversario della caduta del muro di Berlino, l’inizio della Germania unita. Celebrazioni, un grande concerto, il ricordo di tutte le vittime uccise nel tentativo di superare il muro.
Tutto molto bello, tutto solare e luminoso, a partire dal biondo sorriso di Angela Merkel, donna venuta proprio dall’Est di Berlino.
Però, chissà perché, a me non viene tanta voglia di festeggiare. Sarà che sono pessimista inside, ma se ho esultato – come tutti – il giorno della caduta del muro, nell’ormai lontano ’89 (ma solo a me sembra ieri?), oggi mi viene solo da pensare che, a distanza di vent’anni, esistono ancora muri altrettanto vergognosi e molto meno citati o ricordati.
C’è un muro tra Cipro e la Turchia occupata, un muro tra Messico e California, un muro tra Corea del Nord e del Sud, un muro tra India e Pakistan, un muro (questo sì, molto noto) tra Israele e Palestina. E ce ne sono altri che probabilmente non ricordo, al momento: proprio perché sono lontani, ci toccano meno, non ci capita quasi mai di vederli né di sentirne parlare.
Però sono lì. E continua a morire gente, ammazzata ai piedi di quei muri.
Non sono europei, non sono vicini di casa, ma sono persone. E finché non impareremo a ricordarci di tutti loro, e a combattere perché crollino tutti i muri del mondo, non sarà possibile esultare davvero.
Perlomeno, io non ci riesco: specie se penso ai muri che stiamo erigendo ogni giorno nelle nostre città. Non sono di cemento o di filo spinato: sono muri mentali e culturali, ma non sono meno solidi. Anzi.
Io spero  solo che nessun italiano pronto ad applaudire  il Maroni di turno che respinge in mare gli immigrati si sogni, oggi, di festeggiare la caduta del muro di Berlino.
Spero che non si permetta di farlo nessun razzista, nessun intollerante, nessun omofobico, nessuno di coloro che pensano che ci siano esseri umani di serie A e di serie B.
Perché questi i muri ce l’hanno dentro:  e sono muri a cui non basta una picconata.

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2 Commenti

  1. red baron scrive:

    ottimo articolo

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