Al di là del mare
Antologia narrativa | Il ponente | novembre 3, 2009 alle 17:06 -
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di GABRIELLA CANNIZZO – Estate 1988, il caldo era asfissiante come il dispiacere che Eleonor sentiva sempre più presente. L’angoscia e la rabbia non l’avevano ancora lasciata; il suo vecchio amore ormai finito, non era del tutto dimenticato, ma anzi, come una piaga, le faceva molto male.
Il suo cuore gonfio di lacrime che teneva capacemente nascoste, batteva ancora per lui, e malgrado tutto, la voglia di cambiare era grande.
Passava le giornate a lavoro, la sera leggeva un libro ascoltando un po’ di musica classica (la sua preferita), e spesso guardava delle vecchie fotografie; la sua anima ardeva ancora d’amore per lui, sì, lui che le aveva spezzato il cuore!
Come dimenticare? Si chiedeva davanti allo specchio? Mille e mille erano i pensieri che annegava bevendo, ora una birra, ora un caffè nerissimo, e restava sveglia tutta la notte sul terrazzo di casa a fissare il cielo, in cerca della sua buona stella. Un altro giorno era finito, la notte scendeva di nuovo e le accarezzava la pelle come un tenero amico; gli occhi divenivano pesanti e i pensieri all’improvviso sparivano soppressi dal sonno e dalla stanchezza del giorno ormai trascorso.
Quella notte dormire era impossibile, il caldo non dava tregua, davanti a lei la sua scrivanìa, il suo computer e un fermacarte col mappamondo. Un cubo di vetro e dentro il globo; lo prese tra le dita e giocandoci, quasi sovrapensiero, decise di prendersi una vacanza…ma dove? Fece roteare ancora tra le sue dita il cubo e usando come bussola una penna, si convinse che sarebbe andata proprio nella direzione che la penna avrebbe segnato quando il cubo si sarebbe fermato. Portogallo, Lisbona.
Non c’era mai stata e allora stabilì che la meta doveva essere quella. Era un gioco? Una sfida con se stessa o forse il destino che le tracciava la strada?
Il giorno dopo, la sera, raccattò poche cose, ordinò la scrivanìa, spense la luce e col viso rigato di lacrime, si chiuse la porta alle spalle, con la speranza di trovare giovamento da qualche giorno di relax.
Era stato un periodo molto intenso e difficile anche sul lavoro, ora era necessario staccare un po’. Tre ore per arrivare nel luogo stabilito; avrebbe preso il volo in silenzio, senza avvisare nessuno, né amici, né parenti, via…doveva andar via.
Un alberghetto prenotato all’ultimo momento, in riva al mare, un po’ di tranquillità lontano dal quotidiano. Quella notte dormì come mai da molto tempo ormai.
All’alba, una doccia e via sulla spiaggia, un buon libro come compagno ed i suoi pensieri, ciò che era rimasto in fondo al suo cuore. Trascorse la giornata leggendo e passeggiando e alla sera cenò in un piccolo ristorantino.
Le luci della sera sulla spiaggia erano un incanto, decise di esplorare a piedi quell’angolo di costa che come in un paesaggio impressionista, si dipingeva davanti a lei magicamente e la catturava smorzando il rumore dei suoi pensieri.
Si accese una sigaretta, un maglioncino legato sulle spalle, lasciato cadere sulla candida camicia trasparente, i calzoncini rossi e i sandali in mano. Le piaceva camminare a piedi nudi sulla sabbia del bagnasciuga, le dava un senso di libertà e spensieratezza.
S’incamminò…un po’ di gente, dei ragazzi si accingevano a fare un bel falò, Eleonor si soffermò ad osservarli; i pescatori rientravano con le loro barche che trascinavano in spiaggia e le capovolgevano per la notte, coprendole con dei teli impermeabili. Si fermò a guardare il tramonto che scompariva inghiottito dal mare all’orizzonte; che spettacolo!
D’un tratto trasalì, si sentì stretta in un abbraccio, e una paura la colse all’improvviso…una voce decisa la chiamò per nome: “Eleonor…ma sei proprio tu?”
Lei si voltò e non poteva credere che fosse lui, sì, il suo Walter che non vedeva da anni, il destino di un tempo li aveva divisi, si erano amati moltissimo.
Com’era possibile adesso? Lui, lì, che si era accorto di lei? Lui che per molto tempo non si era fatto vivo, col suo lavoro di reporter sempre in giro per il mondo? Lui che ora la stava abbracciando? Era un sogno o cosa?
Non si erano mai dimenticati, la vita aveva scelto per loro. Ora, li aveva fatti ritrovare, lì su quella spiaggia mai vista, sotto il chiarore della luna d’agosto.
W: Eleonor come stai? Come mai qui?
E: Walter, non è possibile…dimmi che non sto sognando?
Lui la strinse con più impeto, e il suo petto era già contro quello di lui.
W: Non dire nulla Eleonor, non adesso, ora voglio solo tenerti così tra le mie braccia per un attimo.
Eleonor aveva le gambe come fossero di cera sciolta, tremava…lui prese a baciarla senza darle il tempo di realizzare alcun pensiero. Si strinsero e lui le accarezzò il viso. Lei lo guardò negli occhi, blu come il mare, capelli biondi mossi dal vento, la brezza marina della sera. Il petto di Walter possente luccicava di salsedine e lei lo accarezzò…un piccolo gemito uscì furtivo dalle labbra di lui e la strinse ancora a se.
Si baciarono appassionatamente, cadendo sulla sabbia, lì tra le due barche che il pescatore aveva portato a riva.
Lui le scompose i morbidi capelli, e carezzandole una guancia bagnata da una lacrima di gioia, l’asciugò piano con le sue dita. Restarono abbracciati, finchè Walter riempì il suo pugno di sabbia marina e come una clessidra, la fece scivolare piano piano tra i seni di Eleonor, la candida camicia intanto si era aperta, i suoi seni turgidi lasciavano vedere il battito accelerato del cuore, la sabbia cadeva dalla mano di Walter e si faceva strada tra le rotondità pulsanti di lei.
Un brivido lungo la schiena di entrambi li colse, come un dolce agguato, ecco la passione ardente impadronirsi di quei due giovani corpi, trepidanti, ora di nuovo amanti.
W: Eleonor, ti voglio…le sussurrò timido ma impaziente.
Lei gemette, e con il braccio di Walter sotto la schiena si inarcò premendo contro di lui…sentì così la virilità di lui premere contro il suo corpo…
E: Ti voglio anch’io Walter…ti voglio anch’io!
La baciò a lungo, la strinse più forte, mentre lei lo accoglieva arrendevolmente.
L’emozione era forte, incredulità e sorpresa per quell’incontro così inaspettato e adesso così vero. Gli anni che avevano vissuto lontani, non avevano cancellato il loro amore, nulla dunque era perduto.
W: Eleonor, amore mio, dimentichiamo il passato, ricominciamo da qui.
E: Sì Walter…si.
Il pescatore dalla finestra della sua casa sulla scogliera, aveva visto delle ombre vicino alle sue barche, scese in spiaggia, si avvicinò pauroso e con una torcia in mano, illuminò i due amanti; Walter col cenno imperativo della mano, gli intimò: “SPARISCI”. Il vecchio uomo di mare indietreggiò, e quasi in punta di piedi si allontanò uscendo di scena imbarazzato, lasciando i due giovani nella morsa del loro abbraccio, ansimanti del loro amplesso, appagati dal loro impeto di passione.
W: Eleonor, io non ti ho mai dimenticata sai?
E: Walter, io ho amato solo te.
W: Vieni con me Eleonor, non lasciarmi mai più.
E: Sì Walter, sìììì, voglio dormire sul tuo petto, accarezzandoti il cuore…!!!
Il disco argenteo della luna aveva illuminato il mare, appena appena increspato, spumeggiante.
Si alzarono i due dopo l’amore consumato di soqquatto, tra le barche, la salsedine e la luna, si incamminarono…fuse le loro vite, le loro esistenze, rinsaldate dalla passione.
Al di là del mare, al di là di ogni confine, abbracciando insieme il futuro, l’ignoto…mano nella mano sfidando il tempo, gli eventi e l’amore, andando incontro alla vita ma stavolta insieme.
Non importava dove, né come, gli occhi negli occhi, si strinsero ancora sorridendo e a piedi nudi nell’acqua andarono incontro alla luna, e al domani.























