Alternative content

Get Adobe Flash player

Viola di mare – prima parte

Cinema | Selene Coccato | ottobre 25, 2009 alle 20:02 - Stampa articolo Stampa articolo

viola_di_maredi SELENE COCCATO – “La Viola è un  pesce e lo ha voluto Dio- Quando è maschio si chiama Minchia di Re. Per amore diventa femmina e ha i colori del fiore. Torna di nuovo maschio dopo che l’acqua si è presa le sue uova”.

Liberamente  tratto dal romanzo “Minchia re” di Giacomo Pilati, la pellicola racconta dell’amore tra  Angela (Valeria Solarino) e Sara (Isabella Ragonese) nella Sicilia della seconda metà dell’800. Con un padre irreprensibile (Ennio Fantastichini), una madre dimessa e in una realtà bigotta, Angela accetterà di diventare un uomo e mascherare il proprio corpo da donna, in nome dell’amore che prova per Sara.

Ottima la ricostruzione scenica della Sicilia di fine ottocento: Favignana, le sue pietre, l’aridità di un paese ignorante e gretto, in un’epoca in cui essere donna significava ancora essere serva e stupida.
Le splendide musiche di Gianna Nannini accompagnano la narrazione talvolta in modo quasi anacronistico, fino, nel finale, a diventare una sorta di  terzo protagonista, accanto alle due ottime interpreti che, anche nelle scene di sesso più spinte (e ce ne sono diverse!), hanno saputo mostrarsi a proprio agio, calandosi perfettamente nei due difficili ruoli.
“Viola di mare”, come tanti altri film che trattano il tema dell’omosessualità, è stato preceduto da polemiche e discussioni, in un periodo in cui l’omosessualità e l’omofobia sono tristemente tornati alla ribalta, ma mi chiedo, era davvero così necessaria la componente omosessuale delle due protagoniste oppure è un pretesto per parlare di altro?
Angela è una combattente, una ribelle, una donna moderna che non si vergogna di amare un’altra donna, Sara è più dolce, arrendevole, e a volte sembra quasi plagiata dalla grande personalità dell’amica di infanzia che dopo anni in cui le due ragazze sono state lontane, le confessa di amarla. Sara, promessa sposa di Tommaso, lascia l’uomo e accetta di vivere il proprio amore per Angela alla luce del sole e la Sicilia di allora (e forse anche quella di oggi) che non accetta che due donne possano amarsi liberamente, accetta però una menzogna ancora più grave, quella di fingere che Angela non sia mai esistita, che c’è stato un errore, si è sempre trattato di un uomo, di Angelo.
Se si voleva parlare della condizione della donna di allora, non sarebbe stato più forte descrivere una donna capace e ribelle che sfida l’uomo, che crede fermamente di essere pari a lui e senza sotterfugi né finzioni, lo combatte ad armi pari? Certo, questo è anche un film d’amore, sull’amore, in ogni forma, come già in passato aveva saputo fare la meraviglioso pellicola di Ang Lee, e narra la lotta per difendere un sentimento unico contro i pregiudizi del mondo, e trattandosi di un’amore tragico, colpisce ed appassiona.
La regista Donatella Maiorca, dopo anni di televisione, torna al cinema (suo ultimo film “Vi@la”) e sebbene i critici abbiano definito la sua regia un po’ troppo televisiva (vorrei capire davvero cosa significa !), io, a contrario, credo sia stata abile sia nella direzione delle due attrici che nel cogliere i colori aridi del paesaggio siciliano, senza indugiare troppo sugli aspetti e le immagini drammatiche della vicenda. La sceneggiatura racconta una storia complessa e drammatica senza usare toni eccessivi o patetici, sebbene la critica (a mio parere a torto) lo abbia criticato perché troppo melodrammatico, ma talvolta semplifica i personaggi (uno tra tutti quello del padre di Angela) concentrando la proprie attenzione più su  una Angela piuttosto volitiva e poco riflessiva, che sul  resto del cast. Il film è piacevole, coraggioso e mai banale, anche se le scene di sesso lesbo sono forse un po’ troppe, eppure percepisco una sorta di grande potenzialità inespressa, ma è solo una sensazione.

Mario Cristiani e Donatella Diamanti insieme a Pino Mandolfo e Donatella Maiorca hanno scritto la sceneggiatura di “Viola di mare”, e gentilmente mi hanno concesso una breve intervista.
Mario e Donatella sono noti soprattutto al grande pubblico della televisione perché autori di fiction come “La Squadra” e “Medicina generale”.

Intervista  a Mario Cristiani (prima parte):

D: Il film è tratto dal romanzo “Minchia Re” di Giacomo Pilati , quanto s’avvicina o no al romanzo e quali sono state le maggiori difficoltà nell’adattamento cinematografico?
R: Trattandosi di una pellicola “liberamente  tratta da” , in realtà non è particolarmente fedele al testo di Pilati. Noi siamo partiti da un’idea, da una suggestione e perciò, come tale, ha suscitato e suggerito in ognuno di noi sentimenti differenti che ci hanno portato a scrivere una storia così come noi la percepivamo. Posso dire che tra i cambiamenti più radicali rispetto al libro, c’è quello relativo al finale e a come viene concepito il figlio che Sara darà poi alla luce.

D: La morte del padre e della zia di Angela avviene fuori scena, contravvenendo in parte alle regole della sceneggiatura, a cosa è dovuta questa scelta?
R: Il film viene vissuto accanto ad Angela e suo è il punto di vista, non era perciò giusto che accadesse sullo schermo qualcosa di cui lei non era a conoscenza in prima persona. Inoltre la scelta del racconto di Nicolino, l’amico di infanzia di Angela, introduceva un altro aspetto della personalità della protagonista che così doveva decidere se credere o meno al ragazzo e creava l’occasione di assistere alla reazione di Angela di fronte alla notizia della morte del padre.

D: Il film affronta due tematiche piuttosto complesse: la condizione della donna nell’800 e l’amore omosessuale. “Viola di mare” è stato più volte associato e pubblicizzato come porta bandiera dei diritti dell’omosessualità. Non credi che questo limiti in parte la pellicola affibiandogli un’etichetta?
R: L’obiettivo era quello di parlare di amore, di un amore speciale ed unico; mi è capitata l’occasione di scrivere questo film e non c’era, almeno da parte mia, l’intenzione di  portare avanti una battaglia ideologica.

La seconda parte dell’intervista verrà pubblicata la prossima settimana

Tags:

2 Commenti

  1. red baron scrive:

    io mi pongo un altro quesito: le 2 interpreti sono 2 ragazze bellissime. facendo così non si corre il rischio di essere “ammiccanti” fuorviando dal messaggio che si vuole dare?
    p.s. per regia televisiva si intende molti primi piani e niente campi lunghi, carrelli, panoramiche etc. non ho ancora visto il film e non so dire se questo è il caso, ma spesso la regia televisiva affossa molti film italiani, specie a basso budget

Leave a Reply