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Diario di una sfollata

Opinioni | Laura Sergi | luglio 20, 2009 alle 10:49 - Stampa articolo Stampa articolo

occhio_gattodi G.K. – Sembrava una giornata come tutte le altre: Giorgio mi aveva dato il solito bacetto prima di uscire e darmi l’appuntamento per l’ora di cena, e siccome stamani mi andava di essere coccolata, altri due in supplemento, con Laura che si ingelosisce sempre perché lei ne prende uno solo. Poi, come tutti i giorni, appena Giorgio esce, ecco che mi sistema la colazione e spalanca le finestre: è una bella giornata, mi piacerebbe uscire sul terrazzo. Invece Laura ha un appuntamento in Savona, e mi dice di non arrabbiarmi. Va beh, ok, però domani usciamo…
Passa mezz’ora e Laura è pronta per uscire. Va bene, a stasera; vai, se no fai tardi e perdi la corriera; io intanto mi riposo un po’…
Però oggi c’è qualcosa che non va.
È passata un’altra mezz’ora ed è tornato Giorgio. E il lavoro? Come mai sei tornato a casa così presto? E com’è che sei un po’ scuro in volto? Sei arrabbiato perché Laura è uscita? Guarda, è uscita dicendo che aveva un appuntamento… Suonano alla porta, Giorgio scende ad aprire, si ferma a discutere… Torna su. Ma sei sempre arrabbiato? Ma cosa fai? Dobbiamo andare via? E dove andiamo? Oh, poveri noi. C’è una speranza che si resti? Speriamo… E le mie cose? I miei biscotti preferiti?
Meno male che c’è Giorgio.
Fa un mucchietto sul tavolo: biscottini, bottiglie di acqua minerale perché soffro un po’ di reni, la spazzola per la sera, asciugamani, etc. Da cambiarci non prendiamo niente? Ah, aspetti cosa ti dicono? Ok, allora, aspettiamo, riposiamoci un po’ sul letto…
Suonano di nuovo alla porta. E se facessimo finta di non aver sentito? Suonano ancora… No, Giorgio, non scendere… macché, è sceso. Risale di corsa, dobbiamo andare via? Come, c’è pericolo che scoppi tutto? Scoppia tutto cosa? È venuto giù cosa? Senti, Giorgio, io di qui non mi muovo… E Laura dov’è? Se viene qui e non ci trova? No, ti ho detto di no… ti ho detto di no… ti ho detto di no…
Andiamo a trovare la mamma di Laura? E perché non viene lei a trovare noi? Fammi uscire. Voglio uscire, qui non ci sto bene. Cosa metti in quel sacchetto? No, non prendere i pantaloni rossi di Laura. Si stropicciano subito. Prendi gli altri, quelli blu… Ho detto quelli blu!! E che camicetta le prendi? Noooo! Quella è delicata, ci vuole tanto a stirarla. Ma non capisci proprio? Senti, fammi uscire che faccio io. Fammi uscire!! Sì, per te quella maglietta va bene, ma sistemala bene, la stai stazzonando tutta. E il sapone, il dentifricio, gli spazzolini da denti? E il latte per Laura, l’orzo, i biscotti? In questa casa siamo in tre e ognuno ha il suo tipo preferito. Non c’è tempo? Non c’è tempo per prendere i biscotti di Laura? Ma i miei li hai presi? Va beh, se hai preso i miei… Cosa cerchi? Cos’è che non trovi? Se mi spieghi con calma posso aiutarti io…
Non correre che mi viene il mal di mare. È iniziata storta questa giornata. Senti, dobbiamo andare via, ok, ma quando torniamo? E se passa qualcuno e mi ruba il mio cuscino? E la mia seggiolina? Senti, Giorgio, ho dimenticato una cosa… Vai piano che mi viene da vomitare, vai piano, più piano. Ma dove abita la mamma di Laura? Ma quando arriviamo? Senti, io ci ho ripensato. Torniamo indietro, torniamo a casa. Gira di lì l’auto e torniamo a casa.
Macché, fai sempre come vuoi. Dista ancora molto quest’abitazione? Io mi sarei già stufata del viaggio… Ok, siamo arrivati, era ora, non poteva abitare più vicino? Adesso le parlo io. Ah, dobbiamo fare le scale? No, non mi dire che dobbiamo prendere l’ascensore… No, patisco, no, mettimi fuori, noooo!! Lo odio, l’ascensore… guarda come balla. Fermalo, andiamo a piedi…
L’hai fermato? Ah, siamo arrivati? Buongiorno, signora, ci ospita lei? Tanto tra poco torniamo a casa, non la disturbiamo più di tanto. Cosa? Parlate di dormire? Fate presto, voi. Io devo ancora mettere a fuoco tutta la casa. Dunque, vediamo, qui cosa c’è? E qui? E qui, invece? Dunque, e se io oltrepassassi questa porta? Sul terrazzo si può uscire? Che rumori… Non è meglio chiudere la finestra? Dove sono le seggiole? Quanta frutta c’è in questo ripostiglio. E cosa ci fanno tutte queste cassette in corridoio? Oh, no! Suonano alla porta anche qui, ci manderanno via anche da questo appartamento? Meglio, tanto non mi piaceva. Magari ci ordinano di ritornare a casa. Sì, prendimi in braccio, ci discuto io con chi è alla porta…
Oh, che bello, è Laura. Laura, sei arrabbiata anche tu? Ti fermi qui con me? Come sarebbe che non vi muovete tutti e due da qui… Sì, Giorgio, ascolta Laura. Uno si ferma a farmi compagnia, l’altro può andare a lavorare.
No, di fare pipì non ho proprio voglia. Questo non è il mio gabinetto.
No, ho detto di nooo!! E figuriamoci se uno può fare pipì a comando. Chissà quanta gente ha fatto pipì qui, ci sono tanti odori… No, non voglio neanche bere. E i miei biscotti preferiti, grazie, ma li voglio mangiare a casa mia. Lasciatemi stare, sto bene. Quando torniamo a casa?
Tra un po’? Ok, allora. No, non preoccupatevi, per il pomeriggio questo letto qui va bene. Sì, va proprio bene. Ci stiamo tutti e tre… Io qui dal cuscino, gli altri due in fondo ai piedi. Come? Potete mettere un materasso in sala? Va bene, se la signora vuole dormire in sala si porti via pure un materasso. Glielo lasciamo volentieri. Ecco, ora andate a mangiare e lasciatemi un po’ tranquilla.
Avete mangiato? Giorgio va a lavorare? Bene, bene. Tu, Laura, stai con me, vero? Ci appisoliamo, che dici? Tu preferisci leggere? Perché mi fai controllare da tua mamma appena ti sposti? Avrai mica intenzione di fare così tutto il pomeriggio? Sì, hai intenzione di fare così tutto il pomeriggio. Mannaggia, Laura, certe volte sei proprio “due palle”…
Bene o male il pomeriggio è passato; bene, perché si avvicina l’ora di andare a casa; male, perché Laura mi stressa proprio tanto con la pipì… Adesso, quando torna Giorgio, andiamo a casa? Io sto brava, ma quando torna Giorgio andiamo a casa.
Ciao, Giorgio, com’è andato il lavoro? Senti, e se invece che coccolarmi, si tornasse subito a casa? Come, dobbiamo stare qui? Come, dobbiamo dormire qui stanotte? È impedito l’accesso a casa nostra? Ancora? Ma è passata quasi la giornata, e non hanno ancora risolto il problema?
Perché disfate quel letto lì? Ah, già, per il materasso da portare in sala. E cos’è quello? Sembra un materassino da spiaggia. Ah, è proprio un materassino da spiaggia. E dove lo mettiamo? Ah, vicino all’altro, per terra. Ma perché, a quella signora non basta un materasso solo?
Oh, finalmente, si cena. Buona questa pappa. Nooo!!, ho detto che non voglio né bere né fare pipì. E per fare dell’altro ci vuole un po’ più d’intimità, lasciatemi tranquilla.
Sì, mi avete lasciato tranquilla, ma non ne avevo voglia. Ecco, andiamo a dormire, che è meglio. Ma come, non andiamo in quel bel lettone alto? Dormiamo qui, per terra? E io dove dormo? Come dici, Giorgio? Tu dormi sul materassino da spiaggia? Come dici, Laura, ci dormi tu? Controproposta, ci dormi tu ma io vado con Giorgio? Devo aver capito male, a meno che tu non voglia anche qui metterti a tirare calci. Facciamo così: Giorgio sul materasso bello, Laura su quello da spiaggia, io sull’uno e sull’altro.
Però, quella signora, ospitarci e mandarci a dormire per terra… E il letto bello se l’è tenuto lei. No, stasera non ho voglia della solita spazzolata, stasera non mi va proprio.
Va beh, dormite, sto sveglia io, così  se qualcuno ci dice che possiamo tornare a casa vi avviso subito… Dormite, ho detto. Dormite-dormite-dormite… io vado a mangiare ancora un po’ e poi controllo che sia tutto a posto. Non ho capito perché avete chiuso la porta: potevo andare a fare un giro d’ispezione… Va beh, siamo alle solite, se non dormo io non dormite nemmeno voi. Ecco, vengo a dormire anch’io. Ma quanti rumori ci sono di notte, qui, casa nostra è meglio… è meglio… è meglio…
Già la sveglia? Ok, la notte di campeggio l’abbiamo fatta: si può tornare a casa? Non si può ancora? Ma cosa succede? Io ho tutte le mie cose a casa… E non voglio bere!! Lasciatemi in pace. Due gocce di pipì le ho fatta, lo sapete, mi avete spiato stanotte mentre andavo al gabinetto, di più non ce ne sono. Oh, ma ricominceremo mica un’altra giornata di stress come ieri?
Ecco, bravo Giorgio, vai a lavarti che poi devi andare al lavoro. Vai a lavarti anche tu, Laura, e lasciami tranquilla. Nooo, ancora la signora di turno a controllarmi!!
Ecco Giorgio pronto per uscire, ciao-ciao-ciao. Pochi bacini, oggi, che non gradisco. Fatti vivo con buone notizie, mi raccomando. Oh, bene, telefoni subito per quando si può tornare a casa? Ah, entro stasera si torna? Ah, no, ho capito male, torni tu sotto casa a costo di passare dalle montagne, perché occorre dare da mangiare alla colonia di gatti? Sì, è giusto; intanto dai un’occhiata alla mia seggiolina, che non se la sia portata via nessuno…
Cosa ti han detto al telefono? Mi sembri contento. Ah, ti fanno scortare da un vigile per andare a portare da mangiare ai gatti, se entro stasera non è tutto risolto? Bene, bene. Hai ottenuto il permesso di salire in casa? Sai, per controllare la seggiolina… Va beh, non insisto, però, se ci riesci…
Dai, vai a lavorare, la controllo io Laura.
Laura, per piacere, non farmi passare un’altra giornata come ieri, eh? Ecco, sì, rimettiamoci su questo bel lettone alto, era ora che quella signora ce lo lasciasse di nuovo libero. Chissà perché non avete insistito per tenercelo noi tutta la notte, è più comodo del materassino da spiaggia…
Cosa fai, leggi? Sì, brava, leggi, così ti calmi un po’. Io intanto sonnecchio e non ti perdo d’occhio. Sì, signora, esca pure, non abbiamo bisogno di nulla. Se ha notizie di qualche ladro di seggiolina a casa nostra, ce lo faccia sapere, mi raccomando.
Senti, andiamo a fare due passi? Ecco, giriamo un po’ di qui e di là. Noo!!, basta col bere, basta con la pipì… sciopero della pipì! Vuoi la mia pipì? Riportami a casa!
Che rumore che viene dalla strada! E questa sirena cos’è? Ah, un’autoambulanza. E questo bip-bip-bip continuo?
Ah, il semaforo. Senti, Laura, quando passa un camion la casa vibra… Quanti clacson! E questa finestra dove dà? Andiamo un po’ sul poggiolo? Mamma mia, che brividi, a guardare di sotto, torniamo dentro… Ci riposiamo un altro po’ sul materassino? Ti prendo un giornale?
Senti, Laura, se sgonfiamo il materassino Giorgio è costretto a riportarci a casa? No? Peccato. Ok, mi rimetto a sonnecchiare…
Cambi il giornale? Intanto che cambi il giornale, che dici, torniamo di là sul letto alto? È proprio più bello, questo, più comodo, somiglia di più al letto di casa nostra… casa nostra… casa nostra…
Suona il cellulare, corri, corri, che può essere Giorgio. Sì? È lui? Che dice? Si torna a casa? Che bello, che bello, che bello. Sì, cosa vuoi che sia aspettare ancora un’oretta… Basta che si torni a casa.

Ah, adesso sì che mi sembra di riposare, adesso che so che tra poco rivedrò la mia stanza. Quante ore sono che siamo lontani? Mi sembra un secolo. Signora, sa che torniamo a casa? La ringraziamo dell’ospitalità, però se ci avesse lasciato il suo letto l’avremmo ringraziata anche di più. Io dico… farci dormire per terra!
Quando arriva Giorgio? Non ancora? Tra poco? Ok, ok, aspetto. Sì, disfiamo tutto, mettiamo le lenzuola a lavare, se non ci sono più lenzuola saranno costretti a farci entrare in casa per forza, anche se cambiassero idea… Sgonfiamo il materassino, ecco, vi aiuto; rimettiamo a posto il materasso in camera di quella signora così poco ospitale; riempiamo di nuovo sacchetti e sacchettini, non scordiamoci nulla…
Giorgio, Giorgio, che bello: sei tornato a prenderci! Guarda, siamo pronti. Nooo, non voglio fare pipì. Sì, ha ragione Laura, non ho bevuto stamattina, ma poi recupero. Andiamo? No, prendimi in braccio, no, non mettermi lì, non ci sto comoda, lo sai… Fammi uscireee!! Fammi uscireeeee!!
Oh, di nuovo in quell’ascensore che balla… Ma non potevamo prendere le scale? E quando arriviamo a casa? Ma come, dobbiamo rifare il tragitto in auto? No, ancora un lungo viaggio!! Non potevamo farne a meno? Laura, aiutami, voglio uscire! Laura, Giorgio, non trattatemi così… Ecco, volevate che facessi pipì? Ben ti sta, Laura. Sì, hai detto bene, è un fiume. E se mi ci impegno ne faccio ancora un po’…
Allora, ci siamo, siamo arrivati? Guardate che io non ce la faccio più! E cos’è questo gatto che mi gira intorno? Ditegli di non toccarmi… Ah, è uno della colonia sotto casa… Allora siamo a casa… siamo a casa… Dai, apri questa porta, dai, dai!! Sì, casa, casa, dolce casa. Mannaggia, quanto tempo fuori! Non mi sembra vero, le scale, fammi uscire Giorgio, fammi uscire, che devo correre a fare un bisognino… finalmente! Il gabinetto tutto mio… il mio gabinetto!, ecco, ho sporcato, poco ma ho sporcato, visto cosa ci voleva? Riportarmi a casa, ci voleva. Guarda lì, la mia seggiolina, il mio cuscino, le mie ciotole, i miei croccantini…

Gatta Ketta, sfollata con Laura Sergi e Giorgio Barisone, per l’incidente Petrolig della notte tra il 15 ed il 16 luglio

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