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Albenga – Prosegue la stretta su sicurezza e prevenzione

Opinioni, Politica | Mary Caridi | marzo 25, 2009 alle 10:13 - Stampa articolo Stampa articolo

di MARY CARIDI – Durante il suo mandato, giunto ormai al quarto anno, il Sindaco Tabbò ha affrontato il problema sicurezza dapprima con una certa cautela e studiando i dati reali che di volta in volta gli sottoponevano le Forze dell’Ordine che dicevano di reati in calo, mentre invece l’allarme psicologico collettivo percepiva altro.
Contemporaneamente si iniziava un giro di vite sulla prostituzione, l’uso di alcol all’esterno dei locali preposti alla somministrazione  e altro.
Se da un lato si saldava la protesta sotto le ali dell’opposizione, dall’altro gli si rimproverava di essere troppo moderato. Anche se nel tempo fioccavano varie ordinanze, il problema della sicurezza era un nodo avvertito dalla pubblica opinione come irrisolto. Ad ogni atto seguiva un rialzo della posta e  l’opposizione trovava un nuovo campo di scontro su temi a lei congeniali.
Si è arrivati così, passo dopo passo, fino alla “guerra delle panchine”.
Nel frattempo tra il Comune e la Prefettura veniva siglato un patto sulla sicurezza che fa di Albenga una “città laboratorio” e si stanziavano ingenti somme (250.000 euro) per la video sorveglianza.
Più la Lega alzava la voce, più cresceva una certa insofferenza dell’amministrazione, conscia del fatto che le delibere sulla sicurezza non bastavano mai e si sarebbero rivelate sempre  insufficienti se il Governo e il Ministro dell’Interno non avessero dato seguito alle richieste di maggiori mezzi e uomini e se la certezza della pena fosse rimasta una pia illusione. Infatti  ogni blitz delle Forze dell’Ordine diventa vano se non vi sono poi gli strumenti legislativi che  garantiscano la certezza che la persona che commette il reato sconti realmente la pena.
Si arriva così,  anche con un senso di frustrazione nel constatare che ogni sforzo messo in atto per garantire tranquillità nella città è avvertito come insufficiente, alla “provocazione” di Tabbò che chiede una maggior presenza di Forze dell’Ordine, polizia, carabinieri, e a quel punto anche dell’Esercito.
Solo così il problema finisce sui media e su tutti i quotidiani , poiché è un Sindaco di centro sinistra a chiederlo.
Da quel momento in poi i controlli sono aumentati come concordato in precedenza con il Prefetto e il comando provinciale dei carabinieri e si sono intensificati  i controlli in stabili abbandonati, nelle serre.
Dalle campagne, infatti, nelle aziende agricole, nelle serre , si sospetta che siano impiegati lavoratori in nero, gli stessi che poi, non essendo in regola con il permesso di soggiorno, finiscono con essere mine vaganti nella notte e in cerca di riparo e rifugio per avere un luogo dove dormire.
Il giro di vite affronta la questione sicurezza sotto ogni profilo e alla radice , perché se l’immigrato è clandestino e delinque o se lavora in nero non è esattamente la stessa cosa.
Giovedì dovrebbero partire i lavori anche alla Clinica Salus per metterla in sicurezza e chiudere le varie vie di accesso agli abusivi; ci si  attende che l’operazione venga accompagnata dalla presenza delle Forze delle Ordine per garantire che tutto avvenga nella tranquillità e incolumità dei lavoratori che devono procedere allo sgombro di cose e disinfestazione dei locali.
Chiaro però che  questi immobili devono poter ottenere dai comuni permessi o licenze che  consentano alle proprietà di non lasciarli abbandonati e alla mercè di qualunque abusivo. Tra maggioranza e opposizione potrebbe essersi siglato un patto sulla sicurezza, affinché non diventi per nessuno uno strumento di propaganda politica che crea allarmismo  con conseguenze imprevedibili.

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