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Gianni Oliva lunedì ad Albenga per parlare dei civili morti nelle stragi nazifasciste

Argomenti vari, Attualità | Fabrizio Pinna | marzo 21, 2009 alle 13:47 - Stampa articolo Stampa articolo

di FABRIZIO PINNA – Storia e memoria: nel 1943-45 le truppe di occupazione germaniche e le forze armate della Repubblica di Salò si rendono responsabili di crimini efferati, che portano all’eliminazione di oltre diecimila civili, alla deportazione di più di settemila ebrei, all’uccisione di migliaia di partigiani nei combattimenti, senza contare le centinaia di paesi incendiati e le razzie d’ogni genere. In quei venti mesi vennero massacrati dai tedeschi e dai ‘repubblichini’ non solo partigiani e prigionieri di guerra, ma anche vecchi, donne, bambini con furia razzista e vendicativa…
Così si legge, per sommi capi, nella quarta di copertina de “L’ombra nera. Le stragi nazifasciste che non ricordiamo più” (Milano, Mondadori, 2007), il libro in cui lo storico, giornalista e scrittore piemontese Gianni Oliva “ricostruisce la logica degli eccidi nazifascisti, analizza gli apparati repressivi dell’amministrazione militare tedesca e della Repubblica sociale, si sofferma sulle vicende meno note della Banda Koch, della Banda Carità, dell’Ispettorato speciale di Pubblica sicurezza della Venezia Giulia, racconta le stragi delle Fosse Ardeatine, di Sant’Anna di Stazzema, di Marzabotto”.
Di questo capitolo torbido e drammatico della storia italiana novecentesca, colpita dal “furore della guerra tradizionale e dall’orrore della guerra civile”, parlerà lo stesso Gianni Oliva all’Auditorium San Carlo di Albenga lunedì 23 marzo (ore 20.30) durante la conferenza “Caduti senza colpa” organizzata dal Comitato Unitario Antifascista in collaborazione con il Comune di Albenga, cittadina che, come tutti ricordano dai più recenti epiloghi giudiziari, visse in quegli anni anch’essa esecuzioni sommarie e stragi come quella alla foce dei Centa firmate dal “boia” nero Luciano Luberti (m. 2002) e dall’ex maggiore della Wehrmacht Gerhard Dosse.

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